Antartide, l’iceberg Larsen C si è staccato: alla deriva 1 miliardo di tonnellate di ghiaccio Una frattura di oltre 200 km ha determinato il distaccamento del colosso di ghiaccio, spesso fra i 200 e i 600 metri. Il segnale più consistente dell'emergenza climatica in corso

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Larsen C

Una scena degna di un film apocalittico quella che registrata in Antartide tra il 10 e il 12 luglio, precisamente sulla cosiddetta piattaforma Larsen C, la quarta più estesa del sesto continente terrestre. Una porzione mostruosa di ghiaccio si è infatti distaccata dalla banchisa, iniziando la propria peregrinazione nell’oceano con tutti i suoi 5800 chilometri quadrati di superficie. Un disastro largamente annunciato e costantemente monitorato dal progetto britannico “Midas”, impegnato da anni nella misurazione dell’estensione della faglia che, percorrendo oltre 200 chilometri, ha infine determinato il crack definitivo del colossale iceberg, spesso tra i 200 e i 600 metri e pesante qualcosa come 1 miliardo di tonnellate.

Grande come la Liguria

Sul finire del mese di giugno, la frattura aveva sensibilmente accelerato la sua progressione, arrivando a mangiare quasi 10 chilometri al giorno di ghiaccio. Un preludio inequivocabile alla rottura definitiva del blocco (paragonabile alle dimensioni della Liguria) ora a spasso nelle acque antartiche. Come osservato dai rilevatori aerei, il distaccamento dalla banchisa avrebbe provocato ulteriori faglie sulla superficie dell’iceberg, segno della possibile frammentazione in montagne di ghiaccio più piccole che, a ogni modo, non andrebbero a influire sulle dimensioni del blocco principale, che resta uno dei colossi glaciali più grandi di cui si abbia avuto finora notizia.

Faglia record

Decisamente impressionante la velocità con la quale la faglia ha tagliato il pack di Larsen C: solo nel mese di maggio, il progetto “Midas” aveva lanciato l’allarme, evidenziando la presenza di oltre 190 chilometri di frattura e appena 13 chilometri di ghiaccio residuo a tenere ancorato il monumentale iceberg al resto della piattaforma. Nemmeno due mesi dopo, il collasso: la piccola porzione che ancora resisteva si è definitivamente rotta, lasciando la “Liguria di ghiaccio” definitivamente libera dalla terraferma. Un colpo durissimo per la piattaforma Larsen che, rispettivamente nel 2002 e nel 1995, vide il distacco delle frazioni B e A (3.250 kmq una, 1500 l’altra). A questo punto, ad arretrare sensibilmente è anche il fronte del ghiacciaio il quale, con la frattura di Larsen C, ha toccato il suo minimo storico.

Emergenza climatica

Inutile dire che il dibattito sul riscaldamento globale dovrà necessariamente trarre nuova linfa da questo episodio che, pur se annunciato, costituisce uno dei più gravi disastri climatici degli ultimi secoli. Mai una piattaforma così estesa si era distaccata dalla banchisa e, senza dubbio, il suo scivolamento sulle acque dell’oceano alimenta non solo i timori legati al cambiamento climatico ma, probabilmente, anche il livello delle acque seppure non in modo diretto. Infatti, se il blocco di ghiaccio in sé non correrebbe immediati rischi idrostatici, ben diverso è il discorso per quanto riguarda la calotta polare, fortemente provata dal distaccamento di giganti di queste dimensioni. Un allarme rosso che la dice lunga sullo stato d’emergenza vissuto dal nostro Pianeta e sull’esigenza di una politica di sostenibilità che possa preservarne l’integrità ambientale.

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