Il 2 giugno e la Repubblica delle donne

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Non dobbiamo mai dimenticare il contributo importante che tante donne italiane dettero settant’anni fa alla liberazione del nostro paese dal fascismo e alla scrittura della nostra Carta Costituzionale. Il riconoscimento del voto e l’estensione dei diritti politici alle donne è stato uno degli elementi fondativi della nostra Repubblica. Oggi come allora, abbiamo bisogno dello stesso spirito di coesione sociale, di partecipazione e di conciliazione tra le diverse culture che caratterizzò l’esperienza della Assemblea Costituente, dove la presenza autorevole delle donne fu decisiva per delineare il quadro dei diritti di cittadinanza. La Cisl ha sempre sostenuto che il dialogo sociale tra le istituzioni, le forze politiche, i corpi intermedi è la strada per allargare gli spazi di partecipazione ed affrontare in maniera responsabile i problemi e le emergenze del nostro Paese. A cominciare proprio dal rimuovere gli ostacoli di varia natura che non garantiscono ancora, a distanza di settant’anni una effettiva parità di genere tra uomo e donna.

“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” di tante donne impegnate nel sindacato e nelle molteplici associazioni che si sono battute in questi anni per una giusta pari dignità con gli uomini in tutte le espressioni della vita politica, economica e sociale. Sono tante le conquiste che abbiamo ottenuto in favore delle donne. Ma, purtroppo, la strada da percorrere è ancora lunga. C’e’ ancora uno scarto di oltre venti punti percentuali tra l’occupazione maschile e quella femminile. E proprio l’insufficiente lavoro delle donne è il dato che pesa maggiormente sul tasso di occupazione nazionale, uno dei più bassi sul piano europeo. Una donna su 3 lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. In molti casi la rinuncia alla maternità va collegata direttamente anche all’inadeguatezza di servizi a sostegno della genitorialità.

In Italia solo il 18% dei bambini trova posto negli asili nido pubblici, mancano politiche finalizzate alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, come avviene con successo in altri paesi europei che sono molto più avanti di noi nella conciliazione tra casa, famiglia e vita professionale. Anche sulle retribuzioni la situazione non è delle migliori: gli ultimi dati del 2015 parlano di un 7,3 per cento di salario in meno per le donne, un peggioramento visto che nel 2008 era al 4,9 per cento. Non è solo un problema di leggi da far rispettare. Dobbiamo fare di più con la contrattazione nazionale, aziendale e nei territori, ponendo le condizioni per una valorizzazione ed una specificità del lavoro femminile. Anche le norme attuali sulle pensioni vanno cambiate urgentemente perché costituiscono una grave penalizzazione per le donne, che in moltissime attivita’ non possono rimanere al lavoro fino a 65-67 anni ed occuparsi anche della propria famiglia. La nostra non è una battaglia ideologica o di retroguardia.

E’ una questione di civiltà, che abbiamo posto anche nei consessi internazionali e nei paesi dove la donna è sfruttata, emarginata e tenuta lontana da ogni processo di sviluppo e di integrazione. Per non parlare della violenza e degli abusi nei confronti delle donne che spesso si consumano dentro e fuori le mura domestiche. Ecco perché speriamo che la ricorrenza del 2 giugno possa diventare anche l’opportunità per discutere seriamente del ruolo della donna nella società italiana, del diritto alla maternità, di concrete politiche di sostegno per la famiglia, come hanno più volte auspicato Papa Francesco ed il nostro Presidente della Repubblica, Mattarella.

Bisogna far capire a tutti che il lavoro femminile non va a scapito della famiglia. E’ vero semmai il contrario: il lavoro è lo strumento principale per l’emancipazione della donna, permette concretamente la formazione della famiglia e quindi la maternità. Questo era ciò che sollecitavano i nostri “Padri Costituenti”, gli uomini e le donne che ricostruirono con lungimiranza ed equilibrio istituzionale il nostro paese dopo la caduta del fascismo. Facendo tesoro di quella lezione, potremo disegnare nuovi orizzonti di crescita e sviluppo, celebrare il ruolo straordinario delle donne in una società europea ed italiana sempre più multietnica e multiculturale.

Annamaria Furlan, Segretario generale Cisl

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