PRESIDENZIALI USA, IL MILIARDARIO BLOOMBERG SFIDA TRUMP E LA CLINTON Il 73enne ex sindaco di New York potrebbe candidarsi da indipendente già da marzo

508

Un’inaspettata candidatura vivacizza la corsa alle presidenziali americane. Michael Bloomberg, ex sindaco di New York nonché miliardario proprietario del gruppo multimediale omonimo, sta pensando di sfidare i due colossi Donald Trump e Hillary Clinton candidandosi alle presidenziali Usa come indipendente, spezzando così il duopolio centenario di democratici e repubblicani. Secondo il New York Times, l’editore 73enne – uno degli uomini più ricchi e influenti degli Stati Uniti – avrebbe infatti commissionato un sondaggio per capire se ci sia spazio per un terzo pretendente alla Casa Bianca nel caso, come ormai appare probabile, che a luglio restino in campo solo Trump e la Clinton.

Bloomberg, prosegue il periodico, sarebbe disponibile a investire nella sua campagna elettorale un miliardo di dollari senza dover chiedere soldi ad altri finanziatori. Anche per questo la sua eventuale partecipazione potrebbe avere grande impatto sull’opinione pubblica. L’imprenditore – che aveva rotto con il partito repubblicano nel 2007 quando era ancora il primo cittadino di New York – negli ultimi anni è tornato a occuparsi in prima persona del suo vasto gruppo editoriale che fa perno sull’agenzia di notizie economiche “Bloomberg”.

In questi anni si è anche messo in evidenza presso l’elettorato americano appoggiando la campagna di Obama contro la libera circolazione delle armi, finanziando il primo presidente afroamericano con oltre oltre 12 milioni di dollari e scontrandosi duramente con la potente lobby dei costruttori di fucili e pistole, la National Rifle Association. L’opzione Bloomberg potrebbe portare scompiglio nell’elettorato di ambo gli schieramenti catalizzando ampie fasce di scontenti o indecisi. L’ex sindaco avrebbe comunque preso tempo fino a marzo per la decisione finale, in attesa dei risultati della prima tornata di primarie che comincia il primo febbraio nell’Iowa e si conclude il primo marzo con 15 Stati simultaneamente al voto, tra i quali Texas, Virginia e Georgia. A quel punto Bloomberg valuterà se ci saranno i margini per una terza candidatura oppure se sia meglio non rischiare.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS