AFGHANISTAN: ATTENTATO A BAGRAM, UCCISI 6 SOLDATI NATO

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Sei soldati Nato sono morti in un attacco suicida nei pressi della base di Bagram, nella provincia afghana di Parwan, a nord di Kabul. Nella rivendicazione il portavoce dei Talebani ha raccontato che un kamikaze in motocicletta ha puntato un gruppo di militari Nato e afghani che rientravano alla base, con un bilancio di “19 invasori Usa uccisi”. Come spesso accade i fondamentalisti esagerano le vittime che, secondo la Nato sono state sei stranieri, di cui quasi certamente alcuni soldati americani. Le cattive notizie per Washington sono giunte anche da Kabul, dove uno sconosciuto ha ucciso ieri a colpi d’arma da fuoco per ragioni non accertate Lisa Akbari, una ex dipendente del Dipartimento dell’Esercito, impegnatasi in Afghanistan in attività prevalentemente sociali.

La preoccupazione per quanto accade, conseguenza in parte del ritiro delle truppe da combattimento dell’Isaf in dicembre, è stata esplicitata dalla visita a sorpresa realizzata a Kabul dal Segretario alla Difesa Usa Ash Carter. In uno dei suoi discorsi il capo del Pentagono ha ricordato che l’impegno per pacificare l’Afghanistan resta “una priorita’ massima degli Stati Uniti”. Ma e’ chiaro ora che la decisione mesi fa del presidente Barack Obama di rallentare per il 2016 il ritiro delle truppe americane si basava su elementi concreti relativi al cedimento della sicurezza. Lo hanno provato, fra l’altro, l’offensiva degli insorti a Kunduz City a fine settembre e ripetuti attentati come quello (9 dicembre) all’aeroporto di Kandahar (50 morti) o l’altro successivo alla guesthouse vicino all’ambasciata di Spagna a Kabul (11 morti).

E se non bastassero i problemi provenienti dalla aggressività dei talebani, Carter ha ricordato che esiste il problema che anche Al Qaida cerca un rilancio in territorio afghano, e che adesso l’Isis prova a crearsi una base facendo proseliti nella provincia orientale di Nangarhar. Al centro del problema c’è la debolezza strutturale delle forze di sicurezza afghane che non riescono a tenere testa, alle offensive degli insorti. E non è un segreto che giorni fa unità speciali della Nato sono dovute intervenire direttamente, contrariamente alla loro funzione di semplice assistenza, nella provincia meridionale di Helmand per affrontare i talebani che hanno catturato lo strategico distretto di Sangin.

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