Card. Zenari: “L'invasione turca aggraverà l’instabilità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:04

Il Medio Oriente è diventato una polveriera, un ciclone in mezzo al quale si trova la Siria. Questo complicherà di più l’instabilità di questo martoriato Paese”. Così il nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari, ha commentato al Sir la notizia di “un’operazione militare pianificata da tempo” della Turchia che si preparerebbe ad invadere il Nord della Siria, dopo che le truppe Usa si saranno allontanate. “Il conflitto siriano ci sta riservando delle sorprese sempre più amare da nove anni a questa parte complicandosi in modo imprevedibile. Nessuno, infatti, avrebbe mai potuto prevedere quanto è accaduto dal 2011 ad oggi. Speriamo – ha concluso il nunzio – di non trovarci di fronte ad un’ulteriore escalation di tensione e violenza”.

Invasione

Ieri la Casa Bianca aveva annunciato che la Turchia si appresterebbe a invadere la Siria settentrionale, dopo l'allontanamento delle truppe Usa, rinnovando i timori per il destino dei combattenti curdi alleati con gli Stati Uniti nella guerra all'Isis. A dare l'annuncio Stephanie Grisham, responsabile della comunicazione della Casa Bianca, in una dichiarazione diffusa dopo un colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello americano Donald Trump. In serata, l'artiglieria di Ankara avrebbe iniziato a bombardare obiettivi delle milizie curde ad al-Malikiyah, località siriana situata nella provincia nordorientale di Hasakah, a ridosso del confine turco. Lo hanno riferito fonti locali citate dal sito del quotidiano 'Sabah', secondo le quali nel mirino dell'artiglieria sono finiti “elementi” delle Unità di Protezione del Popolo (Ypg) curdo – che Ankara considera un'organizzazione terroristica – alle porte di al-Malikiyah. Lo riporta Rainews.it. Da parte loro, le Forze democratiche della Siria, l'alleanza curdo-araba delle Fds, hanno ribadito la loro intenzione di difendersi a tutti i costi: “Le Fds sono determinate a difendere il  nordest della Siria a tutti i costi”. “Se ci ritirassimo come vuole la Turchia – concludono – lasceremmo un vuoto enorme tra i principali centri abitati, che favorirebbe il ritorno dell'Isis”.

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