I tre pastorelli di Fatima ci parlano ancora

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:22

Tutto inizia il 13 maggio 1917 quando tre pastorelli di Aljustrel, in Portogallo, portano al pascolo le loro pecore sul pendio della Cova da Iria, vicino alla cittadina di Fatima. È un’assolata domenica mattina e i bambini – Lucia Dos Santos (10 anni) e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto (9 e 7 anni) – sono insieme dopo aver partecipato alla Santa Messa. Sentito il suono della campana che annuncia l’Angelus, recitano il Rosario, come consuetudine. Poi, mentre si divertono, vengono spaventati da un bagliore improvviso. Pensano si tratti di un fulmine e, temendo l’arrivo di un temporale, si avviano sulla strada del ritorno per portare il gregge al riparo. A fermarli, poco dopo, un nuovo bagliore e davanti a loro, su un leccio, una bella Signora vestita di bianco, sfolgorante di luce. “Non abbiate paura”, dice loro la donna. “Sono venuta a chiedervi – aggiunge – di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio”. La Signora indossa un abito ornato di fregi dorati, con un cordone d’oro come cintura, un mantello candido e in mano un rosario dai grani bianchi.

È lo straordinario evento che segna l’inizio delle apparizioni di Fatima nei quali la Vergine Maria si mostra ai tre umili fanciulli. Tali manifestazioni si ripetono sempre con le stesse caratteristiche: Lucia sente e dialoga con la Signora, mentre Giacinta ascolta la conversazione ma non parla; Francesco, invece, vede tutto ma non ode nulla. “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?”, domanda Maria. “Sì, vogliamo”, risponde Lucia. E ancora Maria: “Allora, dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”.

Ma chi sono i tre piccoli testimoni di questi fatti eccezionali? Come vivono? Sono bambini che provengono da due famiglie numerose e timorate di Dio. Lucia è l’ultima di sei figli; Francesco e Giacinta, invece, sono rispettivamente il penultimo e l’ultima di undici figli. Come tutti quelli della loro età giocano e scherzano insieme. Lucia è vivace, intelligente, ma modesta e senza pretese. Giacinta è un po’ permalosa, fa il broncio per un nonnulla e non si rassegna tanto facilmente a perdere. Francesco ha un carattere mite, umile e paziente. Talvolta si divertono a recitare l’Ave Maria aspettando che l’eco della valle ripeta le loro stesse parole. Francesco spesso si mette a lungo in adorazione vicino al Tabernacolo e, interrogato su cosa faccia tutte quelle ore, afferma: “Io guardo Lui e Lui guarda me”. Quando il giovincello inizia il suo percorso educativo così si rivolge a Lucia: “Senti, tu va’ a scuola. Io resto qui, in chiesa, vicino a Gesù nascosto. Per me non vale la pena di imparare a leggere; fra poco vado in Cielo. Quando torni, vieni a chiamarmi”. Il bambino, infatti, sa che morirà presto perché Lucia, a nome suo e dei cugini, il 13 giugno 1917 chiede alla Signora: “Vorrei chiedervi di portarci in cielo”. E a queste parole la Madonna risponde: “Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto, ma tu devi restare qui ancora un po’ di tempo”.

I pastorelli si sentono sovrastati da un mistero molto più grande di loro. Lucia intima ai cugini di non raccontare l’accaduto: “Nessuno ci crederebbe”, spiega. Ma Giacinta, per paura di subire una punizione per aver ricondotto dal pascolo le pecore anzitempo, racconta tutto alla madre che non le crede. Lucia, Francesco e Giacinta vengono rimproverati e sgridati. La notizia si diffonde e all’appuntamento del 13 giugno, assieme ai tre, si raccoglie una piccola folla. La Vergine chiede di pregare tanto e a Lucia di imparare a leggere e a scrivere per trasmettere i suoi messaggi. Alla terza apparizione si radunano duemila persone che lasciano alla Cova da Iria offerte in denaro. Ai pastorelli la Madonna rinnova l’invito di presentarsi ogni 13 del mese nello stesso luogo, esortandoli ancora a pregare per l’umanità e mostra loro l’inferno. In quella che passerà alla storia come la prima parte del segreto di Fatima, Lucia racconta che la Signora mostra loro “un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio… I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore”.

Lucia, Francesco e Giacinta vengono derisi dagli increduli, il parroco dubita della veridicità dei loro racconti e il sindaco di Villa Nova de Ourém cerca di farli ritrattare. Il 13 agosto, trattenuti in carcere, non possono raggiungere la Cova da Iria, ma Maria appare loro inaspettatamente il 19 agosto, mentre pascolano il gregge a Valinhos. A Lucia, che chiede lumi su come utilizzare le offerte lasciate dai fedeli, viene risposto di far costruire una cappella proprio nel luogo delle apparizioni. Il 13 ottobre avviene la nuova apparizione in cui la Madre di Dio rivela ai pastorelli: “Sono la Madonna del Rosario”. In quell’occasione 70mila persone, tra cui giornalisti, fotografi e stampa internazionale, sono testimoni di un fatto prodigioso: la danza del sole. L’astro può essere fissato senza alcuna difficoltà, assume diversi colori, gira su sé stesso e sembra precipitare sulla terra. Soltanto 13 anni dopo, l’autorità ecclesiastica dichiara le apparizioni “degne di fede” e autorizza il culto alla Madonna di Fatima.

Quattordici mesi dopo l’ultima apparizione Francesco viene colpito dalla terribile “spagnola”. Durante la malattia si mostra sempre sereno e riesce anche a fare la Prima Comunione. Quando Lucia gli domanda se patisce, lui risponde: “Abbastanza, ma non fa niente, soffro per consolare il Signore, e poi tra poco vado in cielo!”. Sale tra le braccia del Padre il 4 aprile del 1919. Nello stesso periodo anche Giacinta si ammala dello stesso morbo. Il suo calvario è più tormentato di quello di Francesco perché viene affetta da una pleurite purulenta che lei offre per la conversione dei peccatori al fine di allontanarli dall’inferno. Dice a Lucia che la va a trovare: “Tu rimani qua per dire che Dio vuole istituire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando ce ne sarà l’occasione, non ti nascondere. Di’ a tutti che Dio ci concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria; che le domandino a Lei, che il Cuore di Gesù vuole che vicino a Lui, sia venerato il Cuore Immacolato di Maria. Chiediamo la pace al Cuore Immacolato di Maria; Dio la mise nelle mani di Lei. Se io potessi mettere nel cuore di tutti, il fuoco che mi brucia qui nel petto e mi fa amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!”. Giacinta lascia la vita terrena a Lisbona il 20 febbraio 1920. I due fratelli vengono beatificati il 13 maggio del 2000 da Giovanni Paolo II e canonizzati da Papa Francesco il 13 maggio del 2017.

Lucia il 17 giugno del 1921 fa il suo ingresso fra le religiose di Santa Dorotea. Dopo più di 10 anni dai voti perpetui sceglie di entrare nel monastero carmelitano di Coimbra. La sua esistenza è dedicata tutta al Signore nella contemplazione. “Noi tutti – spiega – abbiamo bisogno dell’intercessione di Maria presso Dio. Papa Giovanni Paolo II diceva: ‘Il rosario è la mia preghiera preferita’. Sì, questa è la preghiera più bella che il cielo ci ha insegnato. Ci conduce alla maggiore conoscenza di Dio e della sua opera redentrice in Cristo”. “Fatima – scrive l’allora cardinale Joseph Ratzinger – è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne”. La prima e la seconda parte del “segreto” riguardano la spaventosa visione dell’inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la seconda guerra mondiale, e i problemi causati al mondo dalla Russia e dall’ateismo comunista. La terza propone l’immagine delle sofferenze della Chiesa e del Papa, nel quale si è riconosciuto Giovanni Paolo II. Il Papa emerito sostiene, inoltre, che a suor Lucia – morta il 13 febbraio del 2005 all’età di 97 anni – “appariva sempre più chiaramente come lo scopo di tutte quante le apparizioni sia stato quello di far crescere sempre più nella fede, nella speranza e nella carità, tutto il resto intendeva portare solo a questo”.

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