Ecco chi era san Stanislao, martire e patrono della Polonia

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San Stanislao, vescovo, martire e patrono della Polonia. Szczepanów (Polonia), 1030 ca. – Cracovia (Polonia), 11/04/1079. Proviene da una famiglia di umili origini. Completa a Liegi gli studi in teologia.

Avvenimenti

• Alessandro II lo nomina vescovo di Cracovia. Con il sostegno del re Boleslao II, si impegna nell evangelizzazione della diocesi, che visita annualmente; assiste i poveri e i bisognosi. I rapporti con il re divengono tesi: questo infatti, con la sua condotta immorale, rappresenta un pessimo esempio per i sudditi. Quando il re fa rapire la giovane moglie di uno del suo seguito, Stanislao lo scomunica.

• Poiché il re, in atto di sfida, continua a recarsi in chiesa, Stanislao ordina ai sacerdoti di interrompere le sacre celebrazioni al suo ingresso.

Aneddoti

• Viene accusato dal re Boleslao di aver fatto costruire una chiesa su un appezzamento di terreno di cui si è appropriato illegittimamente. Poiché Stanislao non ha documenti che attestino il regolare acquisto del terreno, promette di far comparire come testimone il venditore della proprietà, un certo Pietro, deceduto da tre anni. La sua affermazione suscita risa e ilarità generale. Stanislao trascorre tre giorni in digiuno e preghiera. Il giorno del processo, dopo aver celebrato la Messa, ordina a Pietro di uscire dal sepolcro e di seguirlo in tribunale. Il morto, obbedendo all’ordine del santo vescovo, lascia la tomba e lo segue: dopo aver dichiarato ai presenti, letteralmente terrorizzati, di aver ricevuto da Stanislao il denaro pattuito, entra nella pace eterna (questa volta per sempre).

Boleslao fa gettare il corpo di Stanislao, col capo troncato e completamente dilaniato, nei campi; alcune aquile lo difendono dalle fiere. I canonici di Cracovia, guidati da un segno luminoso divino, raccolgono le membra sparse sul terreno. Il corpo viene rimesso insieme; miracolosamente si ricompone perfettamente, senza mostrare alcuna ferita.

Morte

Il re, una volta scomunicato, non riuscendo a controllare il suo furore contro Stanislao, lo fa trucidare durante la celebrazione della Messa nella chiesa di San Michele di Cracovia. Alcuni biografi sostengono che il turpe assassinio sia stato compiuto da Boleslao in persona, perché i sicari incaricati di farlo ne vengono impediti da una forza misteriosa. Morendo mentre sta celebrando la Messa, Stanislao può veramente unire il sacrificio della propria vita al sacrificio di Cristo. Dopo l’omicidio del venerato vescovo, il popolo furente detronizza Boleslao; questo, pentitosi dell’assassinio, entra come laico nel monastero benedettino di Ossiach, in Carinzia. Nel 1253 Stanislao è canonizzato da papa Innocenzo IV nella basilica di San Francesco ad Assisi. La scena del suo martirio è ricordata in un affresco giottesco. Le sue spoglie sono venerate nella cattedrale di Wawel a Cracovia.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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