Una pillola che cancella una vita e ne distrugge un’altra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:32

Caro direttore, 

ho letto sul suo giornale diversi interventi sulla cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo” dopo la decisione dell’Agenzia italiana del farmaco di non rendere più necessario l’obbligo della prescrizione medica per dispensare l’“Ulipistral acetato” a chi non ha ancora compiuto 18 anni. Una decisione che è stata definita da molti quotidiani, non il suo per carità, “una svolta per la tutela fisica e psicologica delle giovanissime”. 

Guardi, caro direttore, stento a trovare le parole per commentare la decisione che è stata presa ed anche coloro che la bollano come una sorta di passo avanti verso il progresso o – peggio ancora – nell’affermazione della libertà personale. 

Non ho intenzione di ripercorrere i tanti motivi per cui tutti noi – credenti e non – dovremmo essere per la cultura della vita e non per quella della morte. Qui non c’entra la fede e neanche -consentitemi la provocazione – l’aborto (ovviamente sono contrario all’interruzione di gravidanza e mi pare superfluo ribadirlo).

Desiderio veramente porre l’attenzione per un attimo sulle nostre figlie, su queste ragazze adolescenti, un po’ bambine e un po’ adulte, che si affacciano alla vita. Faranno le loro scelte, le loro esperienze… non tutte saranno giuste, non tutte le vorranno ripetere. E’ così che funziona, ci siamo passati tutti. Ma io vorrei tanto che la società in cui si trovano a crescere non dia loro una pillola “risolvi problemi”, vorrei invece che insegnasse loro la bellezza dell’amore e del sesso. Quello fatto con la persona giusta, quello si che è libertà, che è felicità. Vorrei che imparassero ad essere responsabili, a decidere consapevolmente della loro vita, ad utilizzare la loro libertà. 

Da genitore rabbrividisco pensando all’idea che una ragazza possa da sola prendere una pillola abortiva, che possa essere abbandonata e lasciata nella solitudine assoluta. Senza controllo, senza essere seguita, senza che a qualcuno importi di lei. Senza che possa riflettere su un’azione che si porterà per sempre dentro di sè. Il primo trattamento disumano è nei confronti di queste adolescenti, al pari della vita cancellata con una pillola, come se nulla fosse.

Aureliano G

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