Da impiegato a padre in difficoltà: la vergogna di chiedere aiuto

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pandemia

Gentilissimo don Aldo,

sono un lettore del suo giornale e le sono molto grato per aver pubblicato l’articolo “Aumentano i nuovi poveri, c’è bisogno di più solidarietà“. Devo dire che ammiravo molto il lavoro della Caritas già prima della pandemia, poi negli ultimi mesi ho potuto costatare di persona che questo ente racchiude in sé delle persone veramente speciali.

Sono un papà di due bambini e mia moglie fa la casalinga. Lavoravo come impiegato in una ditta che a causa della pandemia da coronavirus ha dovuto chiudere i battenti. In poco tempo, nonostante i risparmi che avevamo in banca (non erano molti) ci siamo trovati in difficoltà, a dover scegliere se pagare le bollette e scaldare la nostra casa o se comprare cibo. 

Per molto tempo mi sono vergognato di chiedere aiuto, poi non ce l’ho fatta più, lo stress e l’ansia rischiavano di uccidermi. E’ per questo che, nonostante il rossore alle guance, mi sono rivolto alla Caritas della mia parrocchia. Mi sono sentito accolto e compreso ed ho subito trovato una mano tesa pronta a sostenermi, nonostante quella stessa mano già era impegnata ad aiutare molte altre persone.

Mi hanno aiutato con il cibo, con le bollette, permettendomi così di non lasciare senza cibo i miei bambini. Sono estremamente grato a quelli che potrei senza difficoltà definire i miei “angeli”. 

Stefano F.

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