La risposta degli interferoni cruciale per lo sviluppo del Covid, lo studio

La ricerca congiunta del San Raffaele-Harvard mostra l'incidenza sulla gravità dell'infezione in base alla risposta immunitaria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:59

La risposta interferonica a livello delle alte vie aeree sarebbe un elemento cruciale nelle differenze molecolari tra le infezioni da Sars-CoV-2 con sintomi importanti e quelle con sintomatologia lieve. Elevati livelli di risposta antivirale nelle alte vie aeree – meno frequenti nei pazienti più anziani – favoriscono un miglior controllo del virus ed espongono a un rischio ridotto di complicanze gravi.

La scoperta è di uno studio pubblicato sulla rivista Cell, nato dalla collaborazione tra il laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e la divisione di Immunologia del Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School e riportata da Ansa.

“Abbiamo rilevato che alti livelli di interferone di tipo III e, in misura minore, di tipo I, caratterizzano le vie aeree superiori dei pazienti a basso rischio, con forme di malattia meno gravi e alta carica virale. In altre parole, la presenza del virus stimola una risposta che funge non solo da campanello d’allarme per risposte immunitarie successive più raffinate, ma anche per un efficace contenimento del virus a questo livello”, spiega Nicasio Mancini, direttore della Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia del San Raffaele.

“Una riposta meno efficace, come osservato nei soggetti più anziani che abbiamo studiato, può portare all’interessamento più massiccio delle basse vie respiratorie, dove gli interferoni, sebbene presenti, non sono più in grado di controllare l’infezione e la produzione massiccia di altri mediatori infiammatori. Questi dati evidenziano ulteriormente come gli interferoni assumano ruoli opposti in sedi anatomiche diverse lungo il tratto respiratorio”.

Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele, aggiunge: “Questo lavoro, oltre a fornire alcune conferme motivate e importanti riguardo la pratica clinica con i pazienti Covid – pazienti giovani con carica virale alta risolvono efficacemente i sintomi senza interessamento delle basse vie respiratorie – fornisce un’indicazione fino a pochi anni fa impensabile sull’importanza dell’immunità aspecifica nel decorso di una malattia virale: indicazione che andrà approfondita e applicata ulteriormente”.

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