I Pronto Soccorso in difficoltà, “si fatica a ricoverare i pazienti in 36 ore”

Allarme lanciato dal Simeu, Società della Medicina d'Urgenza per la grave impossibilità di ospedalizzare tanti malati non Covid

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:26
 La Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu) ha lanciato in queste ore un allarme, riportato da Ansa Salute: la quarta ondata Covid avanza e aumentano anche gli accessi nei Pronto Soccorso, al punto che ci “sono ospedali in cui si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore”.

Ciò che è “drammatico – sottolineano gli specialisti – è l’impossibilità di ricoverare tanti pazienti non Covid“.

“Si stanno convertendo reparti normali in reparti Covid a volte e per forza di cose anche per pochi pazienti, e questo taglia il numero dei posti letto disponibili per altre patologie”, prosegue Susi, Direttore del Reparto d’urgenza a Civitavecchia-Bracciano.

Una “battaglia” con un esercito inadeguato

Una situazione che mette sotto pressione i medici che “sono stanchi, affaticati e vivono una quotidianità deprimente che giorno dopo giorno diventa sempre più insostenibile”. La realtà del Covid, denuncia Simeu “pone di fronte alle debolezze del sistema” e “si sta partendo per combattere l’ennesima battaglia senza un adeguato esercito e senza le giuste armi”. A distanza di meno di un mese dalla manifestazione organizzata a Roma lo scorso 17 novembre organizzata da Simeu a difesa dei Pronto Soccorso, del servizio di emergenza urgenza e del 118, il sistema “sta crollando: cosa deve ancora succedere perché se ne renda conto chi potrebbe intervenire con provvedimenti urgenti e straordinari?”.

Un appello più che urgente

“Bisogna accordarsi con il ministero dell’Università e della Ricerca – afferma il presidente Simeu Salvatore Manca – affinché gli ospedali diventino luogo di formazione e gli specializzandi vengano mandati e integrati nei servizi ospedalieri da subito, se questo non accadrà i Pronto Soccorso rischiano veramente di chiudere e questo sarebbe un danno gravissimo alla comunità”. Per questo occorre una programmazione. Intanto, però, è l’appello, “bisogna fare qualcosa subito. Anche i cittadini devono aiutare medici ed infermieri a reggere l’urto, a resistere o la quarta ondata rischia di essere lo scossone definitivo”.

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