Salgono al 33,6% i “No” alla donazione degli organi. Mai così tanti

Aumentati, nel 2020, i No alle donazioni di organi nelle registrazioni delle carte d'identità rilasciate dai comuni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37

Sono aumentate, nell’anno della pandemia, le opposizioni alla donazione di organi nelle registrazioni di volontà dei cittadini attraverso le carte d’identità rilasciate dai comuni. Lo evidenzia il Report 2020 del Centro nazionale trapianti (CNT).

Il Centro Nazionale Trapianti

Il Centro Nazionale Trapianti (CNT) è l’organismo tecnico-scientifico preposto al coordinamento della Rete Nazionale Trapianti di cui si avvalgono il Ministero della Salute, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano.

Istituito nel 1999 presso l’Istituto Superiore di Sanità, opera secondo le linee di indirizzo e programmazione fornite dal Ministero della Salute, d’intesa con le Regioni e le Province Autonome. Da marzo 2019, il Centro è diretto dal dott. Massimo Cardillo.

Over 60, giovani e donne

Nel 2020 ha detto di “No” alla donazione il 33,6% dei dichiaranti, la percentuale più alta di sempre (erano il 32,5% nel 2019). A registrare il diniego sono soprattutto gli over 60, mentre è più alta la propensione alla donazione tra i giovani adulti (tra i 30-40enni il consenso è al 75%). Sono le donne ad essere più generose, con un’opposizione ferma al 29,8% contro il 32,2% degli uomini.

Secondo il Cnt, una delle ragioni della crescita delle opposizioni è che continua ad esserci una scarsa informazione ai cittadini su questo fronte.

Diminuite globalmente le registrazioni della volontà

In generale, inoltre, nel 2020 sono diminuite globalmente le registrazioni della volontà – favorevole o contraria – alla donazione: le dichiarazioni rilasciate complessivamente ai comuni sono state 1.960.705 mentre l’anno prima erano state oltre 2,4 milioni.

In totale, ad oggi le dichiarazioni presenti nel Sistema informativo trapianti sono quasi 9 milioni, di cui oltre 6,5 milioni di consensi. A pesare, in questo calo, è stata la chiusura dei servizi anagrafici durante il primo lockdown e la decisione del governo di prorogare la scadenza dei vecchi documenti d’identità.

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