L’allarme dei medici ospedalieri: se i casi aumentano a rischio la tenuta degli ospedali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:10

In queste ultime settimane l’aumento dei casi di contagio da coronavirus ha messo in allerta le autorità preposte e gli ospedali. Si sono immediatamente attivati meccanismi di contenimento e misure di prevenzione. L’obiettivo? Scongiurare un altro lockdown, ma soprattutto evitare che il nostro Sistema Sanitario Nazionale vada in affanno come è accaduto nei lunghi mesi della prima ondata della pandemia.

L’allarme dei medici ospedalieri

Ma a lanciare un allarme che desta molta preoccupazione dono i medici ospedalieri. Infatti, come riferito dal segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri italiani, l’Anaao-Assomed, Carlo Palermo, raggiunto dall’Ansa, con i numeri attuali della pandemia, “gli ospedali potranno reggere almeno per 5 mesi e al momento la situazione è gestibile, ma se dovessimo assistere ad un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre 2 mesi”.

Se si passasse dai circa 5mila casi di contagio giornalieri agli oltre 10mila come in Francia, rileva, “si rischia il crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid, perchè gli ospedali non sono pronti a far fronte ad un’epidemia esponenziale”. “Già ora – avverte – si iniziano a registrare delle criticità, a partire dal personale sanitario carente e dalle strutture che non sempre garantiscono percorsi differenziati”.

La preoccupazione degli anestesisti

Nei giorni scorsi, invece, a mostrare la loro preoccupazione erano stati gli anestesisti. Il presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), Alessandro Vergallo, aveva affermato all’Ansa che se “l’andamento dei casi di infezione da SarsCov2 continuerà con i ritmi ed i numeri attuali, e senza misure di ulteriore contenimento, stimiamo che in meno di un mese le terapie intensive al Centro-Sud, soprattutto in Lazio e Campania, potranno andare in sofferenza in termini di posti letto disponibili”.

”Siamo molto preoccupati per le Regioni meridionali – aveva sottolineato– dove rileviamo una maggiore impreparazione a far fronte ad un eventuale peggioramento della situazione”.

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