Vaccini: meglio argomentare che obbligare

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L'Ordine dei Medici della provincia di Torino ha depositato una denuncia presso la Procura della Repubblica dopo che da diversi giorni in città campeggiano manifesti  di propaganda formato maxi, contro le vaccinazioni obbligatorie: i cartelloni “No Vax” sono apparsi – strategicamente- in prossimità di scuole e ospedali. Il presidente dell'Ordine di Torino, Guido Giustetto, ha spiegato la decisione di ricorrere a via legali definendo pericolosi i messaggi contenuti nei vari cartelloni, perché causa di allarmismo e disinformazione rispetto a misure sanitarie previste e rese obbligatorie per legge.

In questi mesi simili manifesti sono spuntati un po’ in tutta Italia, trovando questa volta la presa di posizione della principale controparte, ufficialmente compatta, nella diatriba riguardante l'obbligatorietà dei vaccini (il decreto legge 73/2017 poi convertito in legge ordinaria, prevede 10 profilassi obbligatorie e ne raccomanda altre 4).

Il tenore dei tanti messaggi incriminati è sostanzialmente univoco, ovvero di accusa contro la legge che obbliga bambini e adolescenti ad una profilassi vaccinale considerata rischiosa, soprattutto nelle modalità di somministrazione che negli anni sono divenute più complesse. I detrattori delle politiche sanitarie italiane in tema di vaccinazioni, lamentano da un lato la forma esavalente somministrata nei primissimi mesi di vita che espone l’infante a sei diversi tipi di vaccino in unica soluzione con due richiami a distanza di pochi mesi, dall’altra la qualità chimica di alcune varietà di vaccino che sono oggi risultato di sintesi di elementi ritenuti nocivi, anche se in parti infinitesimali, per la fisiologia infantile.

L’azione intrapresa dall’Ordine dei medici di Torino rappresenta la realizzazione giuridica di una tendenza d’opinione espressa dai maggiori media, che hanno isolato e stigmatizzato in toto le posizioni del mondo “No Vax”. Se è vero che l’Italia, nonostante la costante precarietà finanziaria dei conti della sanità pubblica, può ancora vantare un comparto medico fatto di realtà eccellenti e grandi competenze scientifiche, è altrettanto certo che in più della metà dei Paesi europei vigono regimi legislativi che si limitano a raccomandare le principali vaccinazioni alla popolazione: le campagne di informazione pubblica fatta anche di dibattiti aperti e trasparenti, vedono tuttavia una copertura pressoché totale per alcuni vaccini. Come in tutte le buone famiglie, l’autorevolezza di un buon genitore risulta più costruttiva e funzionale di una sorda e cieca autorità che infine crea solo incomprensioni e lontananza.

Un dibattito di respiro europeo che possa portare ad una legislazione comunitaria vincolante, risulterebbe dirimente una questione, per noi risolta d’autorità, che vede tanti genitori senzienti ma dubbiosi e preoccupati i quali, forse, non dovrebbero essere bollati troppo semplicisticamente come ingenui o complottisti paranoici, quanto piuttosto rassicurati con argomentazioni convincenti e toni pacati. Nel frattempo, migliaia di bambini che hanno la sfortuna di nascere nel continente sbagliato al momento sbagliato, ogni anno continuano a morire perché non hanno accesso a quei pochi vaccini sicuri che potrebbero salvargli facilmente la vita. Come si dice: “A chi troppo e a chi niente”.

 

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