Lo sport si apre sempre di più alla disabilità

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L’attività sportiva, sia di gruppo che individuale, crea inclusione. Questo fattore, si amplifica e implementa ancora di più, nell’universo della disabilità e della fragilità nei quali, oltre agli aspetti di agonismo e divertimento, si ha un nobilissimo aspetto di riscatto e rivincita, finalizzato al riprendere possesso di una normalità. Tutti gli sport danno vita ad una competizione sana, incrementano la voglia di stare con gli altri, aiutano nella programmazione della quotidianità per via degli allenamenti e degli obiettivi da raggiungere e incrementano il raggiungimento del benessere. In altre parole, nell’ottica del recupero e di una vita dignitosa, lo sport è uno strumento principe, soprattutto in giovane età. Ho visto molti ragazzi che, tramite la pratica di attività sportiva, hanno riaperto gli occhi. In particolare, quasi tutti gli sport obbligano a fare una fatica sana e volontaria, indipendente dalla riabilitazione, che apre ad una nuova prospettiva di vita e si coniuga benissimo al superamento delle difficoltà che sopraggiungono a causa di una disabilità.

In futuro vorrei che, lo sport, si aprisse sempre di più alla fragilità perché, allo stato attuale, rappresenta una situazione di nicchia in quanto, le società sportive che danno a tutti la possibilità di praticare attività sportiva, sono ancora troppo poche. Manca ancora un approccio culturale adeguato a questa tematica perché, l’apertura a degli atleti con disabilità, come succede all’interno di altri contesti sociali, amplia gli orizzonti delle menti di tutti. Se ciò non venisse applicato, lo sport si priverebbe di una possibilità quindi, auspico che, per il futuro, si percepiscano pienamente le potenzialità dello sport paralimpico.