Le quattro caratteristiche per la Chiesa che sogno

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Le opere di artisti e letterati hanno vita più lunga delle gesta di soldati, di statisti e mercanti. I poeti e i filosofi vanno più in là degli storici. Ma i santi e i profeti valgono di più di tutti gli altri messi assieme. (Arnold Toynbee)

Sogno una chiesa con quattro caratteristiche: silenzio, parresia, discernimento e profezia.

  1. Silenzio: Il silenzio come preghiera, ascolto di Dio e degli altri, sospensione del giudizio e testimonianza di vita. Troppi convegni, parole, incontri, ma pochi Incontri con il Risorto nella preghiera e nell’amicizia profonda tra sacerdoti, laici e popolo di Dio. Ci vorrebbe una sinodalità permanente, per evitare il clericalismo e il rigidismo, ma anche il lassismo di una chiesa stanca, anziana, in entrata nelle sacrestie più che in uscita nelle strade. La preghiera silenziosa contro una preghiera “a pappagallo” o solo devozionistica che non cambia la vita. Il silenzio è la vera rivoluzione e profezia della chiesa e dell’umanità.
  2. Parresia: La caratteristica dei primi cristiani era la parresia, cioè la sincerità, la franchezza, l’autenticità, il guardarsi negli occhi con verità nella carità. I primi cristiani e i santi non amavano la diplomazia, il politically correct, il nascondere la verità dei fatti, il silenzio omertoso o l’insabbiamento degli abusi. San Bernardino da Siena diceva: “Il predicatore parli chiarozzo chiarozzo acciò che chi ode ne vada contento e illuminato e non imbarbagliato“. Il grande educatore San Giovanni Bosco: “Il prete, per far molto bene, bisogna che unisca alla carità grande franchezza”. Bisogna evitare il chiacchiericcio, il pettegolezzo, l’invidia e la calunnia che sono patologie prettamente ecclesiali. La parresia evangelica evita la mormorazione alle spalle e l’adulazione di fronte. Certo chi esercita la virtù della parresia non farà carriera, ma la vera “carriera” è la testimonianza di vita e il Paradiso.
  3. Discernimento: Discernimento sulla scelta dei vescovi, sui sacerdoti, sulla scelta dei cadidati alla vita consacrata, sul ruolo dei laici e gli incarichi importanti nella chiesa. Credo che Papa Francesco abbia iniziato questa riforma all’interno della chiesa, il papa da buon gesuita ed esperto nel discernimento dice: “Esorto i pastori a non spaventarsi e ad accogliere pienamente il vostro accompagnamento. È responsabilità del pastore accompagnare e, nello stesso tempo, accettare questo servizio. Questa collaborazione, questa sinergia tra il dicastero e i vescovi permette anche di evitare, come chiede il Concilio, che sorgano inopportunamente istituti privi di sufficiente motivazione o di adeguato vigore forse con buona volontà, ma manca qualcosa. È prezioso il vostro servizio per cercare di fornire ai pastori e al popolo di Dio criteri validi di discernimento”.
  4. Profezia: Don Oreste Benzi in un’intervista con voce chiara dice: “La comunità non è di don Benzi, la comunità è del Signore. Quando mi dicono tu sei il fondatore, io rispondo che ho paura di essere l’affondatore. Ciò di cui ho davvero paura è che dentro la comunità venga meno la profezia, che diventi istituzione. Abbiamo bisogno di profeti e di profezia.”

Infine le parole di papa Francesco sono illuminati: “Oggi abbiamo bisogno di profezia, ma di profezia vera: non di parolai che promettono l’impossibile, ma di testimonianze che il Vangelo è possibile. Non servono manifestazioni miracolose. […] Servono vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera. Non proclami, ma servizio. Tu vuoi una Chiesa profetica? Incomincia a servire, e stai zitto. Non teoria, ma testimonianza. Non abbiamo bisogno di essere ricchi, ma di amare i poveri; non di guadagnare per noi, ma di spenderci per gli altri; non del consenso del mondo, quello stare bene con tutti – da noi si dice: “stare bene con Dio e con il diavolo”, stare bene con tutti –; no, questo non è profezia”. 

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