Ucraina, la missione degli Oblati di Maria Immacolata: “Non abbandoniamo i poveri”

I missionari accanto alla fascia più fragile della popolazione, tra le sofferenze della guerra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
console
Rostov 11/03/2022 - guerra in Ucraina / foto Imago/Image nella foto: profughi ONLY ITALY

La missione in Ucraina per soccorre i poveri. A Kiev gli Oblati di Maria Immacolata (OMI) hanno sei case. Dove da nove anni tante persone (circa quattrocento ogni settimana) ricevono aiuto. Sia materiale che spirituale. Papa Pio XI ha chiamato gli Oblati i “padri specialisti delle missioni più difficili”. Padre Pavlo Vyshkovskyy è missionario nella capitale ucraina. All’agenzia missionaria vaticana Fides spiega: “Andiamo dove nessun altro vuole andare. Noi ci siamo”.

Ucraina
Kiev 02/03/2022 – guerra in Ucraina / foto Imago/Image nella foto: camion distrutto ONLY ITALY

“Restiamo in Ucraina”

Prosegue padre Vyshkovskyy: “Ora che c’è la guerra. Gli Oblati di Maria Immacolata (OMI) sono da 32 anni in Ucraina. E non lasciano il paese e il servizio pastorale. Né da Kiev, circondata per un mese da truppe russe. Né da Chernihiv. Dove gli Oblati hanno vissuto per più di un mese in un bunker. Sotto la chiesa. Assieme a oltre settanta persone che hanno chiesto aiuto alla comunità. La città era circondata. Non c’era acqua né luce. Era marzo. Faceva freddo. E non c’era cibo. Gli Oblati di Maria Immacolata non hanno abbandonato la gente. Anche se avrebbero potuto lasciare la città”.

Ucraina
Kiev 02/03/2022 – guerra in Ucraina / foto Imago/Image nella foto: militari ONLY ITALY

Profughi

In un’altra comunità, precisa padre Vyshkovskyy, sono state accolte “novanta persone provenienti da Kharkiv. Dalla zona di guerra. Avevano perso tutto. E da oltre due mesi i religiosi danno supporto a questi profughi. Noi a Kiev, nella nostra parrocchia di San Nicola, abbiamo creato una specie di magazzino. Per tutta la zona. E abbiamo mandato sette mezzi con aiuti in tutta la regione di Kiev. E anche nell’area di Chernihiv. Non soltanto nelle città. Ma anche nei villaggi. Dove per la prima volta, dopo più di un mese, la gente ha visto il pane“.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.