Il nuovo umanesimo di Giuseppe Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:48

Inaugurando le celebrazioni del centesimo anniversario di Fiorentino Sullo (che si concluderanno nel 2021), il presidente del Consiglio Giuseppe Conte spiega l’importanza vitale del cattolicesimo democratico e la sua attualità nella fase politica italiana e lo definisce “Nuovo Umanesimo”. E lo fa ad Avellino, nel Teatro Gesualdo, davanti a una platea formata da rappresentanti delle istituzioni: sindaco, presidenti di Provincia e Regione; dalla maggior parte dei sindaci dell’Irpinia; dagli ex parlamentari della Democrazia Cristiana che si sono dispersi in tanti anni tra partiti di centrodestra e di centrosinistra, uniti dopo 25 anni; dai Vescovi di Avellino e Sant'Angelo dei Lombardi; da autorità civili e militari; da imprenditori e manager di livello nazionale; da centinaia di studenti delle scuole dove studiò Fiorentino Sullo.

L'incontro

Sulla figura di Sullo ha parlato Gerardo Bianco, presidente del Comitato promotore del centenario della nascita dell'ex ministro irpino, che ne ha esaltato le qualità morali e politiche, nonché la concretezza nel porre al centro la questione del Mezzogiorno per lo sviluppo dell’intero Paese. E' poi intervenuto Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Sullo, che cambia il suo nome in Fondazione Dc, che ha organizzato nei minimi particolari l’evento con grande partecipazione popolare. Rotondi ha ricordato aneddoti di Sullo: quando dimostrava di essere lo studente con il “dito alzato” grazie alla sua vivacità intellettuale; il suo grande coraggio quando faceva propaganda per la Democrazia Cristiana, rischiando la propria incolumità con i fascisti del tempo; quando poneva il Mezzogiorno al centro di ogni ipotesi di sviluppo dell’Italia; quando incoraggiava i giovani a servire la politica.

Il discorso del premier

E’ quindi intervenuto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con una lezione per giovani e meno giovani: “Il ruolo dei Cattolici e dei democristiani nell’Assemblea Costituente”. Conte ha fatto un’analisi del cattolicesimo democratico, decisivo nella fase dell’Assemblea costituente e nella formulazione dei programmi politici della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi. Ha citato La Pira con il fine dello Stato; ha parlato del personalismo di Mounier in grado di riconoscere, garantire e promuovere i diritti della persona; si è soffermato sui concetti dell’uomo Integrale. Conte condivide con il personalismo che lo Stato non è il tutto ma che è l’uomo al vertice e lo Stato al servizio dell’uomo. Di conseguenza, il presidente ha respinto l’idea della cultura orientata a misurare la persona in relazione alla sua produttività e il dominio del neoliberismo sull’uomo e sulla politica. L’uomo non è fatto di aspirazione soltanto economica. Massima attenzione alla sopraffazione della tecnica sull’uomo; della globalizzazione e della info telematica.

L'anima della polis

Per riuscire in questi obiettivi, Conte ha sostenuto come serva ricorrere agli insegnamenti delle Encicliche: Rerum Novarum, Quadrigesimus annum, Evangelii Gaudium che ha definito “la Rerum Novarum del XXI secolo”. Conte ha infine citato Aldo Moro e la sua idea della socialità progressiva, e ha lodato la grande intuizione della Democrazia Cristiana di tutelare le classi intermedie, unitamente alla famiglia, alla scuola e al lavoro che vanno messi al centro del programma politico, citando gli articoli 1, 2 e 4 della Costituzione. Oggi, secondo Conte, per rafforzare il recupero dei cittadini alla costruzione della Polis bisogna riproporre la visione e concezione dei cattolici costituendi del 1948. “Nella Costituzione tutti i cittadini dovevano sentirsi rappresentati perché la Costituzione è l’anima della polis, custode della vita e ad essa hanno contribuito in modo altamente significativo i costituendi cattolici”. Ha richiamato così l’importanza del “Codice di Camaldoli” degli intellettuali cattolici; “Le Idee costruttive” (luglio '43) e “La parola ai democratici Cristiani” (dicembre '43) di De Gasperi, unitamente al suo discorso su “Le basi morali della democrazia” tenuto nel 1948 alla Conferenza di Parigi.

La cultura politica dei cattolici

Accanto al valore della laicità espresso da De Gasperi, si affianca il valore promozionale dell’aspetto religioso. In questa direzione Conte ha chiarito il convincimento che il cristiano, nel guardare alla Missione di Cristo nella storia, deve manifestare la sua piena laicità che dovrebbe ispirare la politica italiana per i prossimi anni. Una bella lezione di storia e di etica politica che è servita ai giovani e ai numerosi presenti ma anche a Conte stesso per chiarire, a differenza che in passato, il significato che lui attribuisce al nuovo umanesimo, cioè quello di un cattolicesimo democratico adattato nell’era digitale e nella società della globalizzazione che pone l’uomo al centro con la sua dignità, senza sottrarsi a guardare a Dio. Dunque Conte ha ampiamente risposto alle accuse di Padre Livio e di tanti critici che hanno confuso il nuovo umanesimo di Conte con quello del filosofo Edgar Morin che teorizza nella società globale (l’Uomo = Dio = Ragione) con la definitiva cancellazione del Cristianesimo. Alla luce di questi riferimenti, Conte ha dunque affermato che politicamente è di grande attualità il cattolicesimo democratico anche per affrontare i problemi emergenti del XXI secolo: crisi ambientale, sopraffazione dei popoli più deboli con guerra e distruzioni. Ma cosa resta di questa cultura politica dei cattolici?
Il Cristianesimo non ammette fughe dalle responsabilità. Dunque il Nuovo Umanesimo ha come nutrimento i valori cattolici perché possa vivificare e soddisfare i bisogni dell’era digitale: “Serve quindi ai cattolici un sussulto di responsabilità per partecipare alla costruzione della Polis nella società italiana e nella casa comune europea. Non sappiamo se servirà un’unità politica o una più rinnovata democrazia dei Cristiani”. Noi ci sentiamo di concludere che serva una nuova Dc per riportare un nuovo umanesimo con la persona al centro senza subire il regresso e la decadenza morale di questi ultimi 25 anni. Conte ha quindi concluso che i cattolici sono chiamati a registrare l’attualità dei valori politici declinati da Don Luigi Sturzo con l’Appello ai Liberi e Forti.

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