Giornate di archeologia e Terra Santa

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I luoghi in cui Gesù di Nazaret visse la sua vicenda umana, annunciò la salvezza e morì per poi risorgere, cambiando per sempre il corso della storia umana rivestono un significato molto importante per milioni di fedeli nel mondo. La Terra Santa è infatti meta di pellegrinaggi da ogni dove, e il suo fascino richiama e ammalia non solo i fedeli, ma anche studiosi e curiosi di ogni parte del mondo.

Come da sei anni a questa parte, sebbene con uno slittamento di data causato dall’emergenza Covid, si sono svolte nei giorni scorsi a Milano (ma in diretta streaming disponibile per tutti) le “Giornate di Archeologia, Arte e Storia del Vicino Oriente”, promosse dal Commissariato di Terra Santa del Nord Italia, dalla Fondazione Terra Santa nonché dall’omonima rivista, che taglierà nel 2021 l’importante traguardo dei 100 anni dalla sua prima edizione.

Attraverso questi momenti di approfondimento, organizzati in collaborazione con lo Studium Biblicum Franciscanum e con l’Università Cattolica del Sacro Cuore presso il Museo dei Cappuccini di Milano, si è voluto riflettere su temi di interesse non solo per la comunità degli studiosi, ma per chiunque, raggiungendo un pubblico ben più vasto: dagli ultimi studi e restauri della Basilica del Santo Sepolcro, alle problematiche dei diritti delle minoranze etniche nel Vicino Oriente, fino ai cammini di pellegrinaggio sparsi per l’Europa, ispirati alla Terra Santa.

Tantissime le discipline e gli studi che si intersecano con l’argomento di queste giornate di riflessione e approfondimento, perché chiunque compia delle ricerche o affronti lo studio della cultura di quei luoghi, inevitabilmente si imbatte nella storia del Cristianesimo e delle sue radici, antichissime eppure più vive che mai.

Oltre mille persone hanno seguito le varie sessioni delle Giornate, condotte da docenti universitari e studiosi di vari atenei italiani, oltre naturalmente agli interventi dallo Studium Biblicum Franciscanum, punto di riferimento per gli studi specialistici della Custodia di Terra Santa, che si trova proprio a Gerusalemme.

La Terra Santa, come recitano le Scritture, è il luogo dove “tutti siamo nati”: la nostra fede si fonda su fatti storicamente accaduti in Palestina, 2000 anni fa, lì sono nate e convivono, tra mille contraddizioni, speranze e difficoltà, le tre più grandi religioni monoteiste del mondo. Sembra un luogo lontanissimo, eppure si chiama “Vicino Oriente”, perché è davvero vicino a noi, come detto, per le innegabili radici storiche che hanno segnato la vita dell’Occidente e che ancora, per antitesi, la segnano.

In questa occasione le Giornate di Archeologia hanno inoltre celebrato, sebbene con il ridimensionamento del caso, l’inizio del centenario della rivista Terrasanta, organo di comunicazione della Custodia francescana. La prima edizione venne stampata nel gennaio del 1921 e tranne brevi interruzioni durante il secondo conflitto mondiale, ha sempre continuato ad essere pubblicata.

Redatta inizialmente in italiano, la “lingua franca” della Custodia di Terra Santa, la rivista è oggi edita anche in inglese, francese, spagnolo e portoghese, con redazioni linguistiche che adattano e traducono i contenuti.

“Ci sono poche riviste longeve come Terrasanta, capaci di superare i 100 anni di pubblicazione – racconta il direttore Giuseppe Caffulli – Avevamo in programma per l’occasione una serie di iniziative per celebrare nel migliore dei modi questo centenario; tra queste, a fine novembre un convegno con il Cardinale Bassetti, uno con l’Ufficio Pellegrinaggi della CEI e un pellegrinaggio nei luoghi santi a Pasqua del 2021 per noi comunicatori della Custodia. Tutto sospeso al momento. Ma nel numero di gennaio pubblicheremo uno speciale sul centenario”.

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