L'Urbe spera in Conte per ripartire

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:04

Sarà il governo Conte quello che permetterà a Roma di ripartire? Lo scopriremo nei prossimi mesi. Di sicuro il contratto M5s-Lega prevede lo sblocco dei decreti attuativi della riforma per “Roma Capitale“, varata nel 2010 dall'esecutivo Berlusconi e mai portata a termine.

Ottimismo

Per questo Virginia Raggi, intercettata da cronisti questa mattina, si è detta “contenta e ottimista”. “Non vediamo l'ora che inizino a lavorare per avviare tutte quelle riforme che l'Italia aspetta da tempo. Abbiamo lavorato tutti insieme per riuscire ad inserire nel contratto di governo l'attuazione dei decreti di Roma Capitale e credo che sarà una priorità su cui lavoreremo insieme“. A chi le ha chiesto se avesse sentito Luigi Di Maio per fargli gli auguri la sindaca ha replicato: “Assolutamente sì”. 

Riforma incompleta

Al netto delle polemiche strumentali e mediatiche connesse al colore della giunta di turno, chi conosce la realtà capitolina sa che il problema principale di Roma risiede in un modello amministrativo non linea con l'importanza e la grandezza del territorio governato dal Campidoglio (uno dei più estesi al mondo). La riforma del 2010 (entrata in vigore simbolicamente il 20 settembre, a 150 anni esatti dalla breccia di Porta Pia) mette mano proprio a questa stortura, prevedendo il trasferimento al Comune di poteri più ampi, molti dei quali oggi ancora esercitati dalla Regione. Alla legge doveva seguire, appunto, un altro decreto che determinasse il contenuto e i limiti di queste prerogative, previo accordo con l'ente territoriale e la provincia. Cosa mai avvenuta. Ad oggi, quindi, gli unici effetti sortiti dalla riforma sono stati il cambio di nomenclatura dell'ente locale (non più Comune di Roma ma Roma Capitale), quello dell'organo deliberante (da Consiglio comunale ad Assemblea capitolina), l'accorpamento dei municipi (passati da 20 a 15) e il potenziamento di alcune funzioni già riservate al Campidoglio. Manca la sostanza: un maggior decentramento amministrativo (con rafforzamento delle prerogative di governo dei municipi) e più autonomia sulle capacità di spesa e sulla gestione dei servizi, dell'urbanistica, della sicurezza, dello sviluppo economica e così via. Senza questa svolta la risalita di Roma sarà operazione lunga e tortuosa. Per questo Raggi oggi può guardare con speranza a un governo finalmente amico. 

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