Ordine di Washington a Houston: “Chiudere il consolato cinese”

La decisione, con scadenza 24 luglio, ha scatenato l'ira di Pechino, che annuncia rappresaglie. Pompeo: "Nostro dovere proteggere la nostra proprietà intellettuale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:56

Si inasprisce la contesa fra Stati Uniti e Cina. Da Washington arriva l’ordine, a termine brevissimo (appena due giorni), di chiudere il consolato generale cinese di Houston, in Texas. Nemmeno a dirlo, un annuncio che ha scatenato l’ira di Pechino: la Cina parla di “una misura senza precedenti”, replicando che, vista la gravità del gesto, seguiranno rappresaglie nei confronti degli Stati Uniti. La decisione americana, però, arriva a seguito dell’incendio divampato nella notte nella sede diplomatica. Un episodio che ha convinto l’amministrazione americana a intimare alle autorità cinesi di chiudere i battenti.

Alta tensione

L’aut aut è arrivato dal portavoce del Dipartimento di Stato, Morgan Ortagus: “Abbiamo ordinato la chiusura del consolato generale della Repubblica popolare cinese a Houston al fine di proteggere la proprietà intellettuale americana e le informazioni private degli americani”. Ancora più diretto il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, secondo il quale “il Partito comunista cinese è una minaccia alla libertà, ovunque”, mentre è dovere delle istituzioni proteggere “gli americani e la nostra proprietà intellettuale”. L’ennesimo atto di una relazione fatta decisamente più di tensione che di dialogo fra Washington e Pechino, con quest’ultima che legge sotto la lente dell’ostilità la decisione americana di chiudere la sede diplomatica di Houston.

Fumo a Houston

Da capire quale sarà la replica di Pechino. Le prime voci, addirittura, parlano della possibile chiusura del consolato americano a Wuhan. Una decisione che, in caso, assumerebbe un forte significato simbolico, oltre che strategico. Wuhan, città focolaio della pandemia da coronavirus, mentre proprio Houston e il Texas costituiscono uno dei luoghi più colpiti dagli effetti della pandemia. Del resto, nella città cinese si trova anche il laboratorio che gli Usa hanno più volte (soprattutto nelle fase iniziali della pandemia) identificato come responsabile, almeno in parte, della diffusione del virus. Inoltre, poco dopo l’annuncio degli Stati Uniti, sarebbe stato notato del fumo levarsi dall’area recintata della sede diplomatica. Secondo il New York Times, alcuni dipendenti sarebbero stati ripresi dall’alto nell’atto di bruciare presunti documenti. Ai Vigili del fuoco, tuttavia, sarebbe stato negato l’accesso. Poche ore prima del patatrac, inoltre, il Dipartimento di Giustizia americano aveva accusato due persone di un presunto tentativo di hackeraggio su alcuni file contenenti segreti commerciali da centinaia di milioni di dollari.

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