Trapianti: Italia prima al mondo per donatori positivi al Covid-19

È quanto emerge dal Report 2021 dell'attività annuale della Rete nazionale trapianti, pubblicato dal Centro nazionale trapianti (CNT)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:11

L’Italia è stato il primo Paese al mondo ad adottare un protocollo operativo per il trapianto di organi da donatori positivi al Covid-19 e, con 17 donatori positivi (ma deceduti per altre cause) utilizzati nel 2021, è anche il primo Paese al mondo per l’utilizzo di organi da donatori positivi. È quanto emerge dal Report 2021 dell’attività annuale della Rete nazionale trapianti, pubblicato dal Centro nazionale trapianti (CNT).

In totale sono stati 21 i trapianti realizzati nel 2021 grazie ai donatori positivi (19 di fegato e 3 di cuore), che si aggiungono ai 7 trapianti da donatori positivi avvenuti negli ultimi due mesi del 2020. “In nessun caso – si sottolinea nel Rapporto – è stata registrata la trasmissione della malattia e i trapianti sono andati tutti a buon fine; un ulteriore segnale della totale sicurezza di questa pratica e dell’alta professionalità della nostra Rete”.

Trapianti: 3.794 nel 2021, in crescita nonostante Covid

Crescono nel 2021 i trapianti di organi in Italia, nonostante la pressione del Covid-19 sulle strutture sanitarie e dopo la “netta riduzione” del 2020. A dirlo è il nuovo Rapporto della Rete nazionale trapianti sul 2021, pubblicato oggi dal Centro nazionale trapianti (Cnt).

Eseguiti in totale 3.794 trapianti: 3.417 da donatore deceduto (+9% rispetto ai 3.133 del 2020) e 377 da donatore vivente (+24% rispetto ai 377 del 2020). Segnale positivo anche per tutti i principali indicatori del processo di donazione. In particolare, i donatori utilizzati a scopo di trapianto sono stati 1.387 rispetto ai 1.235 del 2020, e ai 1.379 del 2019.

“È possibile affermare che la rete trapiantologica italiana è riuscita a recuperare completamente, tornando ai livelli di attività registrati nel periodo pre-pandemia”, si evidenzia nel Rapporto.

Per il Cnt “è emersa la solidità della nostra struttura organizzativa che, nel corso del 2020, ha fronteggiato una situazione di emergenza non prevista, limitando al minimo i danni subiti in termini di riduzione dell’attività, e nel 2021 è riuscita addirittura a far risalire il tasso di donazioni utilizzate per milione di popolazione (Pmp) a 23,3. Questo dato è estremamente incoraggiante se confrontato con quello registrato nel 2020 (20,5) ma anche con il dato del 2019 (22,8), anno in cui avevamo rilevato la seconda migliore performance di sempre”.

L’identikit del donatore

Più uomini che donne (54% contro 46%), età media 60 anni, ma sono in crescita anche gli over 80: è l’identikit dei pazienti che nel 2021 hanno donato i propri organi dopo la morte. Si tratta di uno dei dati contenuti nel Report 2021 dell’attività annuale della Rete nazionale trapianti, pubblicato oggi.

Il documento contiene quasi 300 pagine di analisi, grafici e tabelle che mettono a fuoco nel dettaglio l’intera attività della rete di donazione e trapianto del Servizio sanitario nazionale, per quanto riguarda gli organi solidi ma anche i tessuti, le cellule staminali emopoietiche e i gameti per la procreazione medicalmente assistita.

Il report, che approfondisce i dati preliminari pubblicati nel gennaio scorso, conferma che il 2021 è stato un anno di ripresa dell’attività di donazione (+12%) e trapianto (+9%), sostanzialmente tornata ai livelli pre-Covid, con una crescita registrata in quasi tutte le tipologie di intervento.

Gli ospedali Top nei trapianti

L’Azienda ospedaliera universitaria Città della salute e della scienza di Torino conferma la leadership nazionale per quanto riguarda i trapianti di rene e di fegato da donatore deceduto, mentre l’Ospedale di Padova è quello nel quale sono stati effettuati più trapianti di polmone, di pancreas e di rene da donatore vivente. Il primato dei trapianti di cuore va al Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, mentre quello dei trapianti di fegato da vivente va all’Ismett di Palermo.
Sono stati invece ben 214 gli ospedali italiani nei quali sono stati reperiti i 1.387 donatori deceduti utilizzati nel 2021. Il maggior numero di prelievi di organi è stato effettuato al Careggi di Firenze (40), seguito dal Bellaria-Maggiore di Bologna (37), dall’Ospedale Civile Maggiore di Verona (33), dal Policlinico Gemelli di Roma (30) e dal Presidio San Giovanni Battista di Torino (30). Da segnalare la crescita delle donazioni a Sud e nelle isole, dove il primato appartiene al Santissima Annunziata di Sassari (23) e al Cardarelli di Napoli (21).
Oltre all’attività di donazione e trapianti di organi, il rapporto del CNT fa il punto sulle liste di attesa (che al 31 dicembre 2021 ospitavano 8.065 pazienti e risultavano in calo del 2,69% rispetto alla stessa data del 2020) e sui tempi medi di attesa per ciascun organo, che nelle liste standard vanno da 3,7 anni per il trapianto di cuore a 1,7 anni per il fegato, tempistiche che però per i pazienti in lista d’urgenza nazionale scendono rispettivamente a 18 giorni per il cuore e meno di 2 per il fegato.
Per quanto riguarda i trapianti di tessuto, confermata la crescita esponenziale del 2021 (+47% rispetto al 2020), così come per i trapianti di cellule staminali emopoietiche. Il report infine analizza anche i trend del Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive, l’attività ispettiva del Centro nazionale trapianti sul territorio e i dati della gestione del rischio clinico, con i numeri delle valutazioni sui casi più complessi o dubbi (la cosiddetta “second opinion”) e delle reazioni e degli eventi avversi registrati nel Sistema informativo trapianti.
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