Le sette sfide per l’infanzia nel 2022

La mappa redatta dall’organizzazione umanitaria che s’impegna in favore delle bambine e dei bambini Save the Children

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:56

La “generazione Covid” trova davanti a sé uno scenario globale allarmante anche a causa della pandemia e dei suoi effetti negli ultimi due anni anni. Un fenomeno che ha agito come acceleratore di diseguaglianze in un mondo segnato, soprattutto nelle aree più disagiate, dagli effetti della crisi climatica, alla fame, al mancato accesso alla scuola, dai conflitti e l’affiliazione ai gruppi armati, alle migrazioni di massa e alla mortalità infantile. Sono queste le sette sfide del 2022 per le bambine e i bambini di tutto il mondo, secondo la mappa stilata da Save the Children. È necessario affrontare le sfide che sembrano caratterizzare il nuovo anno e che sono interconnesse tra loro, con decisione e anche con inventiva, per rispondere allo stallo o, nel peggiore dei casi, all’inversione di tendenza nei progressi fatti per garantire ai più piccoli un futuro migliore. In caso contrario, non solo questa generazione ma anche quelle future pagheranno un prezzo enorme, in Italia e nel mondo”, ha dichiarato Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children Italia.

I dati

Uno scenario in cui due milioni di bambini sotto i 5 anni rischiano di morire per cause legate alla malnutrizione e il tasso di mortalità infantile ha una concreta probabilità di aumentare per la prima volta negli ultimi tre decenni. A causa della pandemia almeno 117 milioni di bambini non frequentano, mentre in 450 milioni vivono in zone in conflitto – 25 bambini al giorno vengono reclutati da gruppi armati. C’è poi il problema della crisi climatica, con i nati nel 2020 che hanno un rischio sette volte più alto rispetto ai loro nonni di essere esposti ad ondate di calore, infine quello delle grandi migrazioni, con il numero di minori sfollati più alto dalla Seconda guerra mondiale.

La “generazione Covid”

“Un secolo fa, all’indomani della prima guerra mondiale e della pandemia del 1918, la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb promosse l’idea che ogni generazione di bambini offrisse all’umanità la possibilità di ricostruire il mondo partendo dalle sue stesse macerie. La sua intuizione fu quella di investire nel futuro dei bambini per uscire da momenti di profonda crisi: la pandemia di coronavirus è il più grande sconvolgimento globale della nostra epoca, ha decimato le economie, messo alla prova i sistemi sanitari fino ai loro limiti e sta modellando sempre più la politica. In questo scenario, i bambini che saranno ricordati per essere stati “la generazione Covid”, sono coloro che rischiano di pagare il prezzo più grande. È necessario affrontare le sfide che sembrano caratterizzare il nuovo anno e che sono interconnesse tra loro, con decisione e anche con inventiva, per rispondere allo stallo o, nel peggiore dei casi, all’inversione di tendenza nei progressi fatti per garantire ai più piccoli un futuro migliore. In caso contrario, non solo questa generazione ma anche quelle future pagheranno un prezzo enorme, in Italia e nel mondo”, ha dichiarato la direttrice di Save the Children Italia Fatarella.

L’Italia

“Anche in Italia i bambini hanno di fronte numerose sfide: il paese sta vivendo un calo demografico che sembra inarrestabile, dovuto anche alla mancanza di politiche volte a tutelare la genitorialità, la povertà per contro aumenta di anno in anno. La chiusura delle scuole a causa della pandemia ha ampliato i divari nelle opportunità di apprendimento e l’Italia registra la percentuale di giovani che non lavorano e non studiano più alta d’Europa. Tali sfide possono essere affrontate solo con un lavoro sistemico e le risorse dedicate alla Next Generation e alla Child Guarantee, dovranno essere utilizzate con coraggio e mettendo al centro le giovani generazioni e le loro necessità, per non perdere un’occasione preziosa di rilancio del Paese”, ha concluso Fatarella.

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