Processo Regeni, battuta d’arresto. I giudici: “Imputati mai raggiunti da atti ufficiali”

La III Corte d'Assise di Roma ha annullato il rinvio a giudizio disposto dal giudice dell'udienza preliminare a maggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:03
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La III Corte d’Assise di Roma ha deciso che gli atti del processo agli agli 007 egiziani accusati di avere sequestrato e ucciso Giulio Regeni devono tornare al giudice dell’udienza preliminare. La decisione è legata all’assenza in aula degli imputati. Oggi nell’aula bunker di Rebibbia c’erano anche i genitori del ragazzo, Paola Deffendi e Claudio Regeni, e la sorella Irene. Presenti anche gli avvocati dello Stato in rappresentanza della Presidenza del Consiglio che hanno depositato istanza di costituzione di parte lesa.

A processo, con le accuse, a seconda delle posizioni, di concorso in sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato, ci sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

Il parere dei giudici

Secondo la Corte d’assise di Roma, dopo una camera di consiglio di cinque ore, “il decreto che disponeva il giudizio era stato notificato agli imputati comunque non presenti all’udienza preliminare mediante consegna di copia dell’atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento”.

Nell’ordinanza che ha annullato il rinvio a giudizio disposto dal gup a maggio, giudici scrivono che gli 007 egiziani “non sono stati raggiunti da alcun atto ufficiale”. “Le richieste inoltrate tramite rogatoria all’autorità giudiziaria egiziana contenenti l’invito a fornire indicazioni sulle compiute generalità anagrafiche e sugli attuali “residenza o domicilio” utili per acquisire formale elezione di domicilio non hanno avuto alcun esito”, proseguono.

“L’acclarata inerzia dello Stato egiziano – scrivono ancora i membri della Corte – a fronte di tali richieste del ministero della Giustizia italiano, certamente pervenute presso l’omologa autorità egiziana, seguite da reiterati solleciti per via giudiziaria e diplomatica nonché da appelli di risonanza internazionale, effettuato dalle massime autorità dello Stato italiano, ha determinato l’impossibilità di notificare agli imputati, presso un indirizzo determinato, tutti gli atti del procedimento a partire dall’avviso di conclusione delle indagini. Gli imputati, dunque, non sono stati raggiunti da alcun atto ufficiale”, concludono.

“Battuta d’arresto”

“Riteniamo importante che il governo italiano abbia deciso di costituirsi parte civile. Prendiamo atto con amarezza della decisione della Corte che premia la prepotenza egiziana. È una battuta di arresto, ma non ci arrendiamo”, ha dichiarato la legale della famiglia Regeni Alessandra Ballerini lasciando l’aula bunker di Rebibbia al termine dell’udienza. “Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha torturato e ucciso Giulio non resti impunito. Chiedo a tutti voi di rendere noti i nomi dei quattro imputati e ribaditelo, così che non possano dire che non sapevano”.

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