Palermo, corteo della Quarto Savona 15 in memoria di Capaci

L'associazione che porta il nome dell'auto di scorta al giudice Falcone sfila in memoria del trentennale della strage di Capaci

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:28
Quarto Savona 15 Capaci

Quarto Savona 15 è un nome che forse non tutti conoscono. Eppure è parte di quel pomeriggio di sangue che, da Punta Raisi, conobbe il suo epilogo allo svincolo di Capaci. Quel nome identificava la Fiat Croma sulla quale viaggiavano i tre giovani agenti della scorta del giudice Giovanni Falcone, saltati in aria assieme alla vettura del magistrato e di sua moglie quando il tritolo disseminato lungo l’autostrada venne innescato. Una barbarie che, dopo trent’anni, non ha ancora smesso di provocare dolore. Specie nelle famiglie dei tre poliziotti che persero la vita. Dal caposcorta Antonio Montinaro a Rocco Dicillo fino al giovanissimo agente Vito Schifani, che della Quarto Savona 15 era al volante. Un nome che, oggi, identifica un’associazione che, da anni, agisce affinché la memoria delle vittime di mafia non vada mai persa. E che oggi ha sfilato in corteo sul Cassaro di Palermo.

La memoria di Capaci

Le immagini delle cinque vittime di Capaci hanno campeggiato su delle gigantografie. Il volto di Falcone e di sua moglie, Francesca Morvillo, ma anche di Rocco, Vito e Antonio, la cui vedova Tina guida il corteo lungo l’asse principale del capoluogo siciliano. È lei che, da anni, promuove iniziative in memoria di chi è stato massacrato dal tritolo di Capaci, portando in giro per l’Italia i resti della Fiat Croma degli agenti di scorta. Poco lontano dal Cassaro, sul lungomare del Foro Italico, alcune barche a vela hanno disteso sulla coperta altre foto delle vittime dell’attentato. Ad accompagnarle, il suono delle sirene e dall’inno nazionale. La manifestazione ha visto la nutrita partecipazione dei cittadini di Palermo ma anche della Polizia di Stato e del prefetto Giuseppe Forlani, oltre al questore Laricchia e al sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni. Un vivo segno di solidarietà reciproca ma anche di quella forza che le vittime della mafia hanno insegnato a non perdere mai.

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