L’ITALIA ACCUSA NEW DELHI: “GIRONE E’ UN OSTAGGIO”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:24

Il caso Marò approda al tribunale internazionale del Mare di Amburgo. Il processo, che vede di fronte Italia e India, prenderà il via oggi con la prima udienza e proseguirà anche domani. L’Italia chiede che Salvatore Girone possa rientarre in Italia, che Massimiliano Latorre – attualmente in convalescenza a casa dopo il malore accusato in India – possa restarvi per tutto il tempo del procedimento arbitrale, che l’India cessi di esercitare qualunque tipo di giurisdizione sul caso, risalente ormai al febbraio del 2012.

Il governo italiano punta su Sir Daniel Betlehem, capo del team legale internazionale, già direttore del Servizio affari giuridici del ministero degli Esteri britannico (2006-2011) e da molti anni membro del Comitato consultivo del “British Institute of International and Comparative Law”. Avvocato e titolare di un prestigioso studio legale internazionale, Betlehem ha partecipato a decine di procedimenti presso Corti arbitrali in contenziosi tra Stati.

Il legale è alla guida di un team qualificata e ben rodata, che è stato formato oltre un anno fa, composto da avvocati, professori di diritto internazionale, esperti della Farnesina e della Avvocatura dello Stato a tutela degli interessi della Repubblica italiana. La fase di costituzione della Corte arbitrale dovrà avvenire entro il 26 agosto. In seguito dovrà definire le proprie regole procedurali e la propria sede. Agente del governo italiano presso la Corte arbitrale e presso il Tribunale è stato nominato Francesco Azzarello, ambasciatore d’Italia a L’Aia.

Nelle “Richieste di misure provvisorie” l’Italia ha rivolto dure accuse nei confronti dell’India che terrebbe in “ostaggio” Girone. Quanto a Latorre nel documento viene ribadito che la sua salute sarebbe a “rischio” se fosse costretto a tornare nel Paese asiatico. Nuova Delhi violerebbe “i diritti fondamentali” dei marò e dell’Italia, trattenendo Girone col solo scopo di garantire il rientro del collega. “In mancanza di un capo d’accusa, le restrizioni alla libertà” dei due Fucilieri e la loro “durata” sono considerate “arbitrarie e ingiustificabili”, con possibili “conseguenze irreparabili per la loro salute e il loro benessere”. “Ogni attentato ai diritti, alla salute e al benessere dei Fucilieri di Marina minaccia direttamente i diritti dell’Italia”, spiega ancora il documento. L’India violerebbe inoltre “i suoi obblighi internazionali”, “impedendo all’Italia di esercitare la propria giurisdizione” sul caso che riguarda due militari in servizio per conto dello Stato su una nave battente bandiera italiana. Di fatto poi, ha denunciato Azzarello, nonostante i due fucilieri non siano ancora stati accusati di nulla, verrebbero di fatto già ritenuti “colpevoli” con “un atteggiamento che esemplifica al meglio l’impasse in cui oggi ci troviamo”.

L’India, da parte sua, afferma che l’Italia è “in malafede” per “non aver mantenuto promesse solenni”. Lo si legge nelle “Osservazioni scritte” di Nuova Delhi depositate al Tribunale di Amburgo. Il testo si riferisce al permesso concesso dalla giustizia indiana ai marò di rientrare in Italia per le elezioni del 2013. Il governo italiano annunciò poi che non sarebbero tornati in India, ma dopo le proteste indiane i due Fucilieri vi rientrarono nei tempi previsti dagli accordi. Il governo asiatico ha contestato la competenza di Amburgo rimarcando “la totale assenza di urgenza” e imputando all’Italia il ritardo nelle procedure giudiziarie indiane. Nel documento l’India usa parole molto dure: secondo New Delhi, “la storia italiana omette aspetti cruciali” e “distorce la realtà” su una vicenda che “non è stato un incidente di navigazione, ma l’omicidio di due indiani commesso da due italiani”. Inoltre, “l’Italia tenta di suscitare compassione” nei riguardi dei due Fucilieri, facendoli apparire “come vittime”, mentre ha un atteggiamento “discriminatorio” nei confronti “di due pescatori innocenti e della sofferenza inflitta alle loro famiglie”.

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