Coronavirus, Arcuri sul vaccino: “Da gennaio dosi per 1,7 milioni di persone”

Il commissario all'Emergenza sul piano vaccinale: "Non è prevista l'obbligatorietà ma un patentino. Auspichiamo la vaccinazione di massa nel 2021"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:24

L’annuncio di Pfizer, relativo a un’efficacia del 95% del suo candidato vaccino, sembra aver chiarito che il primo strumento medico anti-Covid a essere utilizzato sarà il suo. E anche alla luce di una possibile prima distribuzione di qui a pochi mesi, il commissario all’Emergenza, Domenico Arcuri, traccia il quadro del piano vaccinale, spiegando che “la quantità di vaccini sarà crescente nel tempo. Avremo progressivamente ogni mese sempre più dosi rispetto ai 3,4 milioni di gennaio”. Entro qualche mese, spiega Arcuri, “potremo arrivare nel 2021 alla cosiddetta somministrazione su larga scala”. Precisando comunque che il suo “è un auspicio, non è una previsione”.

Arcuri: “No obbligatorietà”

Per quanto riguarda la distribuzione, Arcuri spiega che “il 17 novembre il ministero della Salute ci ha inviato specifiche tecniche e quantità delle siringhe e degli aghi che dovremo acquistare per rendere certa la somministrazione per il primo e altri vaccini. Confido che lunedì prossimo riusciremo a bandire la richiesta di offerta per acquistare siringhe, aghi e altri accessori indispensabili a garantire la somministrazione”. Un acquisto che, secondo Arcuri, “sarà molto corposo e un po’ articolato: le tipologie di siringhe sono almeno tre e le misure degli aghi almeno sei. Auspico di essere in possesso delle siringhe prima del vaccino”. Al momento, “non è previsto l’obbligo“. Ma la prima stima è che “una parte importante della popolazione” sia vaccinata già “nel primo semestre o entro il terzo trimestre del 2021. Ma non conosciamo quanti italiani vorranno farsi il vaccino”.

Tracciamento dei vaccinati

Anche nel caso delle vaccinazioni, a ogni modo, sarà previsto una sorta di tracciamento. “Stiamo progettando – precisa Arcuri – una piattaforma informatica che consentirà di gestire la verifica della somministrazione per sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto, per seguire la tracciaibilità dei beni sul territorio”. Non un vero e proprio certificato, quindi, anche se anche questa eventualità “sarà possibile e sarà il ministero della Salute a stabilire come”.

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