Pompeo sulle Alture del Golan, l’ira siriana: “Una provocazione”

Il segretario di Stato ha visitato i territori contesi, primo capo della diplomazia americana a farlo. Ma Siria e Autorità palestinese attaccano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:33

“Una provocazione”. Il Ministero degli Esteri della Siria non usa mezzi termini nello stigmatizzare la visita del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, nella zona delle alture del Golan, al confine fra Israele, Libano, Giordania e la stessa Siria. Un territorio conteso, della Siria de iure ma occupato militarmente da Israele durante la Guerra dei sei giorni, a fine anni Sessanta. Una contesa pluridecennale che, però, Pompeo ha scelto di bypassare nell’ambito della sua vita, accompagnato dall’omologo Gabi Ashkenazi: “Questa è una parte di Israele. Non puoi stare qui e guardare cosa c’è oltre confine e negare la cosa centrale che il presidente Donald Trump ha riconosciuto”.

Pompeo nei territori contesi

E se l’Autorità palestinese aveva duramente stroncato sia la tappa di Pompeo sul Golan che nell’insediamento ebraico di Psagot (in un’altra zona contesa, in Cisgiordania, dove ha visitato le cantine locali e assaggiato il vino rosso), quella siriana rincara la dose. “La visita di Pompeo”, infatti, è definito “un atto provocatorio prima della fine dell’amministrazione Trump e una flagrante violazione della sovranità della Repubblica Araba Siriana”. Una visita comunque storica, visto che l’attuale segretario di Stato americano è il primo capo della diplomazia di Washington a recarsi nei territori contesi. Rompendo una tradizione ma anche scatenando l’ira di chi ritiene di avere voce in capitolo nelle questioni storiche di quest’area del Medio Oriente.

Il caso Golan

E il caso del Golan è emblematico. Da una quarantina d’anni senza scontri militari e da circa dieci con contatti diplomatici avviati fra Tel Aviv e Damasco, il lavoro dei dialoganti non ha finora portato a risolvere il nodo. In un territorio occupato che la Siria ritiene ancora parte del suo territorio, nonostante la presenza militare israeliana prosegua ormai ininterrottamente cinquantadue anni. Resta il fatto che, per l’amministrazione Trump, la contesa resta un fatto territoriale. E Pompeo, nel definire “antisemita” chi boicotta Israele, ha ribadito per l’ennesima volta la linea della presidenza uscente sui territori contesi. “Troppo a lungo gli Hezbollah hanno beneficiato di una libertà di movimento quasi totale e con il sostegno dell’Iran hanno accumulato arsenali, sparato missili e scavato tunnel sotto il confine con Israele. Ad agosto gli Usa hanno sostenuto il rinnovo dell’Unifil ma chiedono ora alcune condizioni importanti”.

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