Inchiesta mascherine, l’ex commissario Arcuri indagato

La notizia è stata arriva dal quotidiano La Verità sul caso delle 801 milioni di mascherine cinesi. L'ex commissario replica: "Non ho notizie"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:28
Domenico Arcuri

E’ passato poco più di un mese dall’avvicendamento con il generale Figliuolo. Ora, la posizione dell’ex commissario straordinario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, è vagliata dalla Procura di Roma. L’ad di Invitalia sarebbe iscritto nel registro degli indagati in merito a una contestazione di presunto peculato. La notizia, anticipata dal quotidiano LaVerità, riguarda l’inchiesta in corso sulla maxi fornitura di mascherine cinesi per 1,25 miliardi di euro, avviata a seguito dell’arrivo in Italia di una parte di queste senza certificazione, il 24 febbraio scorso. In merito, erano già stati eseguiti un arresto e quattro misure interdittive.

Arcuri, la nota di Invitalia

Tramite Invitalia, l’azienda di cui Arcuri è amministratore delegato dal 2007, l’ex commissario fa sapere di non aver ricevuto notizie circa l’iscrizione nel registro degli indagati. “In merito a quanto riportato questa mattina dal quotidiano ‘La Verità’ circa l’indagine sulle ‘mascherine’ – riporta una nota della società – l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri comunica di non avere notizia di quanto riportato dal suddetto quotidiano”. Inoltre, nella stessa comunicazione, si precisa che “il dottor Arcuri, nonché la struttura già preposta alla gestione dell’emergenza continueranno, come da inizio indagine, a collaborare con le autorità inquirenti”. “Nonché – conclude – a fornire loro ogni informazione utile allo svolgimento delle indagini”.

L’indagine

Dallo stesso quotidiano, inoltre, viene riferito che anche il collaboratore dell’ex commissario, Antonio Fabbrocini, sarebbe stato destinatario della medesima ipotesi e, di conseguenza, della stessa contestazione di peculato. Il riferimento è sempre all’acquisto di 801 milioni di mascherine da tre consorzi cinesi. Le quali sarebbero giunte in Italia senza la certificazione necessaria all’immissione in commercio. Secondo chi indaga, per tali acquisti sarebbero stati ricevuti 72 milioni di euro in provvigioni da vari intermediari. A novembre scorso, sia Arcuri che Fabbrocini avevano ricevuto un’iscrizione nel registro degli indagati ma la loro posizione era stata archiviata poco dopo.

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