Piemonte, la nuova circolare: aborto farmacologico solo in ospedale. Confermata la linea di FdI

La regione dispone il divieto di eseguire la pratica nei consultori, ponendo l'obbligo dell'ambito ospedaliero. E precisa: "Le modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:28

“Questa circolare avrà grosso impatto e auspico che anche altre regioni abbiano coraggio, prendano esempio e rivendichino una competenza regionale su un tema come questo”. Così l’assessore agli Affari Legali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, a seguito della circolare emessa sull’aborto farmacologico che, di fatto, discosta la regione dalle Linee guida emesse ad agosto dal Ministero della Salute. E conferma la linea di Fratelli d’Italia. Come stabilito dalla nuova circolare, all’interno del Piemonte verrà posto, come si legge nella circolare, “il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – alle strutture tassativamente elencate nell’art. 8 della legge 194, ovvero in ambito ospedaliero”.

La verifica

Nella circolare, inoltre, si precisa che la decisione è stata presa a seguito di un confronto “con esponenti delle diverse realtà sanitarie e sociali, tra le quali la Federazione Federvi.PA. e il dott. Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. Con i quali è stata condivisa l’opportunità di emanare una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad ASO e ASL piemontesi”. Il tutto, ai fini di “una verifica di carattere giuridico sulla compatibilità” delle Linee guida “con la legge 194/1978 che disciplina la materia”.

Aborto farmacologico,le disposizioni

Assieme al divieto per i consultori, prosegue la circolare, sarà disposta “l’attivazione di sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc)”. Inoltre, “per quanto riguarda l’aborto farmacologico le modalità di ricovero sono valutate dal medico
e dalla direzione sanitaria”.

Rispetto dell’integrità

Il Presidente della Regione Piemonte, l’Assessore alla Sanità e l’Assessore agli Affari legali, prosegue, “sottolineano che tali indirizzi rispondono alla volontà, unanimemente condivisa dalla Giunta regionale e dai Presidenti dei Gruppi Consiliari di maggioranza, di garantire il pieno rispetto di tutte quelle disposizioni della legge nazionale 194/1978 poste a garanzia della piena libertà di scelta della donna se interrompere volontariamente la gravidanza o se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all’interruzione con la tutela sociale della maternità”. E, ancora, a “garanzia del perseguimento di pratiche abortive rispettose dell’integrità fisica e psichica
della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l’interruzione della
gravidanza”.

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