Job Act, Poletti: “Nessuna trattativa, la riforma non si cambia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:53

Nessuna trattativa: il Job Act resta così com’è. La linea del Governo sulla riforma del lavoro è ribadita dal ministro Giuliano Poletti. “I punti fondamentali sono definiti – ha spiegato in un’intervista a Repubblica – le Commissioni esprimeranno un parere e il governo lo valuterà”. Insomma nessuna modifica in itinere, del resto sulla delega legislativa l’esecutivo ha incassato la fiducia, dunque ha carta bianca e intende andare avanti. “Direi che la sostanza del decreto è quella e quella rimarrà – ha sottolineato Poletti – ciò non toglie che esamineremo con molta attenzione le osservazioni che dovessero pervenire e decideremo collegialmente”.

Il ministro ha tuttavia escluso che le nuove regole si applicheranno anche agli statali: “Direi proprio di no. Quando abbiamo approvato la legge delega abbiamo sempre fatto esclusivo riferimento al lavoro nel settore privato”. Poletti ha anche chiarito il motivo per il quale le nuove regole siano state estese ai licenziamenti collettivi: “Per una esigenza di coerenza dell’impianto normativo. Poiché i licenziamenti collettivi sono sempre motivati con ragioni di ordine economico o organizzativo sarebbe stato incoerente escludere il reintegro per quelli individuali e non anche per quelli collettivi”.

Nessun ripensamento sul punto, nonostante le richieste della minoranza Pd: “Rispetto tutte le posizioni, ma una riforma va valutata nel suo equilibrio complessivo. E questa riforma e’ equilibrata”. No anche alle critiche della Cgil: “Mi sembra un cambiamento radicale rispetto al passato ed e’ sbagliato non volerlo vedere”. Poletti ha parlato, infine, dei vantaggi per imprese e lavoratori: “Le imprese hanno un quadro di maggiore certezza su cio’ che avviene in caso di licenziamento. Per molti giovani c’e’ il vantaggio di avere un contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato, con il diritto alle ferie, alla malattia, alla maternita’ che altrimenti non avrebbero mai avuto con i contratti precari”.

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