Senato respinge il bilancio di governo, è shutdown

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:10

Nuovo affondo del Senato alla presidenza Trump. Ad un anno esatto dall'insediamento del tycoon alla Casa Bianca, Capitol Hill ha respinto il provvedimento sul bilancio di governo innescando il tanto temuto shutdown, ovvero la chiusura degli uffici amministrativi federali. L'ultima volta accadde nel 2013, quando alla presidenza c'era Barack Obama. Ma è la prima volta nella storia degli Usa che questo avviene con un partito che controlla entrambi i rami del Congresso

Cos'è lo shutdown

Si verifica quando il Congresso non approva la legge che rifinanzia le attività amministrative federali. L'ultimo shutdown, quello del 2013, durò 16 giorni e coinvolse 850 mila dipendenti federali, che furono messi temporaneamente in congedo. Generalmente il governo federale cerca di continuare a garantire i servizi essenziali, come la sicurezza nazionale e quella pubblica, la giustizia, la sanità, le pensioni, il traffico aereo. Ma non tutti i dipendenti di questi settori però continuano ad essere pagati

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Il “No” del Senato

La misura, per essere approvata, necessitava di 60 voti. E' stata respinta con 50 “No” e 49 “Sì”. Non solo. Il testo è stato respinto anche da quattro senatori repubblicani. Immediat la risposta della Casa Bianca, che accusa i democratici: “I dem vogliono lo shutdown per sminuire il gran successo dei tagli alle tasse e ciò che comportano per la nostra economia in crescita”, aveva twittato il presidente poco prima della scadenza ammettendo subito che “non si mette bene”. Poi, a cose ormai fatte e nella consapevolezza che pure per un accordo dell'ultimo minuto non c'era alcuna chance. Un portavoce della Casa Bianca ha sottolineato con forza questa posizione, affermando: “Non negozieremo lo status di cittadini illegali mentre i democratici tengono i nostri cittadini ostaggio di richieste incoscienti”. E ancora: “Questo è un comportamento da ostruzionisti, non da legislatori”.   

Senatori alla Casa Bianca

Inutile, dunque, l'incontro in extremis di ieri, nello Studio Ovale, dove Trump aveva convocato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer. Da entrambe le parti si era registrato “qualche progresso” dopo il colloquio, ma nessun accordo è stato raggiunto. A notte fonda Schumer annunci: “Questo passerà alla storia come lo shudown di Trump”. L'opposizione ha accusato il Presidente di non aver lavorato per un accordo bipartisan, sui dreamer in particolare, dopo che Trump ha nei mesi scorsi cancellato il programma di Obama per la loro protezione (Daca) dando mandato di trovare una soluzione alternativa entro la primavera. Ma nemmeno su altre priorità poste dai democratici, come il rinnovo della copertura sanitaria per nove milioni di bambini (Chip). Tuttavia, il tycoon, in diversi modi, con tweet e telefonate, ha provato a fare pressing fino ad invitare alla Casa Bianca il senatore Schumer alla Casa Bianca. A compromettere i negoziati bipartisan sarebbe stato però lo stesso Trump con le sue reazioni ad una bozza di accordo, quando è stato accusato di razzismo per il disprezzo manifestato verso gli immigrati provenienti da certi “cessi di Paesi” (come li ha definiti il Presidente americano). A riferere di queste esternazioni sono stati alcuni deputati democratici presenti, inasprendo così il già difficile dialogo.

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La risposta di Trump

E su Twitter, Trump attacca i democratici: “Sono più preoccupati degli immigrati illegali piuttosto che delle nostre valorose forze armate e della sicurezza ai nostri confini meridionali. Avrebbero potuto trovare facilmente un accordo ma hanno preferito la politica dello shutdown“, twitta il Presidente americano dopo che il Senato ha votato contro il provvedimento per finanziare il governo, grazie al voto determinante dei democratici. Poi ironizza: “E' il primo anniversario della mia presidenza e i Democratici hanno voluto farmi un bel regalo“.

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Conseguenze

Per quanto riguarda l'esercito, il Pentagono ha anticipato che il personale militare in servizio attivo resterebbe al suo posto ma non sarebbe retribuito finché il Congresso non approva una nuova legge. Nessun effetto quindi sulle operazioni in Afghanistan o contro l'Isis in Siria e in Iraq ma il segretario alla Difesa James Mattis ha ammonito che ci sarebbero conseguenze sulle operazioni di addestramento, manutenzione e intelligence. Metà degli 800 mila dipendenti civili sarebbe messa a riposo senza paga. Il dipartimento della Giustizia ha un piano di emergenza in base al quale circa 95 mila dei suoi quasi 111 mila dipendenti continuerebbero a lavorare. Le corti federali, compresa la corte suprema, resterebbero aperte.

I servizi sanitari essenziali dovrebbero essere garantiti, come successe nel 2013, quando fu bloccato solo un programma contro la diffusione dell'influenza e la registrazione dei pazienti nelle sperimentazioni cliniche. Ma metà dei suoi 82 mila dipendenti potrebbero essere mandati a casa temporaneamente. E salterebbe il programma per la copertura sanitaria di 9 milioni di bambini (Chip), non più rifinanziato. Gli assegni pensionistici dovrebbero essere pagati regolarmente e gli uffici dovrebbero rimanere aperti anche se con servizi limitati. 

Per quanto riguarda il fisco, nel 2013 furono fu messo a riposo il 90% dello staff e furono ritardate dichiarazioni dei redditi per 4 miliardi di dollari. Nessun problema per le poste, perché non sono finanziate dalla legge di bilancio per le operazioni day-to-day. Non dovrebbe esserci un grande impatto sul traffico aereo e ferroviario: nel cinque anni fa i controllori di volo e gli addetti alla sicurezza restarono al loro posto. Possibili ritardi nei controlli.

Dovrebbero chiudere, invece, i Parchi nazionali, come successe nello shutdown precedente, quando ai visitatori furono dati due giorni per lasciare i parchi, con una perdita di 750 mila ospiti al giorno e un danno di 500 milioni di dollari. Per quanto riguarda le operazioni finanziarie, uno shutdown avrebbe conseguenze su metà delle autorità che controllano i mercati finanziari ma la Borsa dovrebbe essere in grado di continuare le sue operazioni.

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