Scontri a Jenin: ucciso palestinese, feriti 2 israeliani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

Blitz delle guardie di frontiera israeliana a Jenin, in Cisgiordania, dove è morto un palestinese e due guardie di frontiera israeliane ferite, uno in gravi condizioni. I soldati cercavano i responsabili dell'uccisione del rabbino Raziel Shevah, vicino a Nablus, avvenuta il 9 gennaio. La vittima si chiamava Ahmed Jarrar e aveva 22 anni. Terminata l'incursione, le forze israeliane sono state assalite dai palestinesi. Sono dunque nati dei violenti scontri al termine dei quali si registrano due feriti fra gli israeliani.

“Negli scontri, uno dei sospettati è stato ucciso e altri sono stati arrestati”, ha dichiarato lo Shin Beth, l'agenzia di intelligence per gli affari interni dello stato di Israele, in un comunicato, senza fornire ulteriori dettagli. Da parte loro, i media israeliani hanno riferito di due guardie di frontiera ferite da proiettili, una seriamente durante gli scontri, così come l'arresto di due palestinesi. L'esercito non ha potuto confermare queste informazioni. In diversi video pubblicati online dai palestinesi, diversi carri armati israeliani sono comparsi entrando in città.

Hamas: “Morto un 'martire'”

Sulla morte del ventiduenne Ahmed al-Jarrar, è intervenuto anche Hamas, che in un comunicato afferma: “Si tratta di un martire delle Brigate Ezzedin al-Qassam (il suo braccio armato): Ma è anche un martire figlio di un martire”. Infatti, suo padre Nasser al-Jarrar, era il comandante della sua ala militare a Jenin, venne ucciso dall'esercito israeliano nel 2002, La agenzia di stampa palestinese Maan ha inoltre fatto sapere che nella cittadina di frontiera della Cisgiordania “manca all'appello” un altro giovane che la scorsa notte era con al-Jarrar. Secondo le autorità potrebbe essere ancora sepolto sotto detriti di tre edifici della famiglia al-Jarrar rasi al suolo dall'esercito. 

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Abu Mazen: “E' finito l'accordo di Oslo”

La settimana scorsa, il presidente Abu Mazen aveva dichiarato al Consiglio centrale palestinese: “L'accordo di Oslo è finito. Israele gli ha messo fine”. Il riferimento è all'intesa firmata  nel 1993 da Yasser Arafat per l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e dal premier israeliano Shimon Peres. In futuro, ha aggiunto Abu Mazen secondo Haaretz, ogni ulteriore negoziato si dovrà svolgere sotto un'egida internazionale. “Voglio essere chiaro, non accetteremo più alcuna mediazione americana”. Poi Abu Mazen ha attaccato le proposte di pace avanzate dal presidente Trump, definendole come lo “schiaffo del secolo”. “Abbiamo detto no a Trump, non accetteremo il suo progetto, l'accordo del secolo è lo schiaffo del secolo e non lo accetteremo”. Il leader palestinese ha anche polemizzato con i ministri della Lega araba, secondo cui finora le reazioni palestinesi sono state contenute, e ha replicato che nelle dimostrazioni di protesta contro Trump (per la sua decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele) i palestinesi dei Territori hanno avuto “20 morti, 5000 feriti e mille persone arrestate”.

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