Macron: “Vanno prese decisioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:22

La situazione in Libia richiede di prendere “decisioni” per “riconciliare” i protagonisti della crisi nel Paese nord africano. Lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, prima dell'incontro con il premier Fayez al-Serraj, giunto a Parigi alla guida di una delegazione del Governo di Accordo Nazionale libico, l'unico riconosciuto dalla comunita' internazionale, per partecipare alla conferenza organizzata dalla presidenza francese all'Eliseo.

Verso la soluzione politica

Il governo francese ha invitato le parti in conflitto in Libia e i rappresentanti di 19 Paesi del mondo, tra cui l'Italia, a riunirsi oggi a Parigi al fine di trovare una soluzione politica alla crisi. “Il periodo che stiamo attraversando impone delle decisioni”, ha detto il presidente francese all'inizio del suo incontro con Serraj, avvenuto all'Eliseo. Macron ha insistito sulla “volontà di riconciliare le parti in conflitto lasciando che i popoli sovrani si esprimano”. “Il tuo ruolo e le responsabilità che sei stato in grado di assumerti in ogni fase sono stati decisivi”, ha aggiunto Macron, rivolgendosi al premier libico. Il titolare dell'Eliseo incontra oggi tutti gli altri principali attori del conflitto libico: il maresciallo Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh e il presidente del Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled al-Mechri.

Conferenza

Sulla conferenza pesa il boicottaggio di almeno 13 tra gruppi armati e consigli locali della Libia occidentale, tra cui alcuni fedeli al Governo di accordo nazionale di Tripoli, che hanno rifiutato di partecipare all'iniziativa francese. Parigi ha invitato al vertice 19 Paesi, tra cui i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, oltre a Italia, Turchia, Algeria, Marocco, Egitto, Tunisia, Ciad, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait.
L'iniziativa francese richiede “l'unificazione” sia della banca centrale libica che dell'esercito del paese, oltre a nuove elezioni da tenersi entro fine anno, seguite dal referendum costituzionale. 

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