L'esercito: “Scoperto il quarto tunnel di Hezbollah”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:57

Dal Libano a Israele, passando sotto la superificie: questo il percorso del quarto tunnel di Hezbollah scoperto dall'esercito israeliano. Un passaggio che, secondo quanto riportato da un portavoce militare, “si trova sotto il controllo delle forze armate israeliane e non costituisce una imminente minaccia”, per poi sottolineare che “chiunque entri dal lato libanese perde la sua vita”, in quanto l'esercito ha “posto cariche esplosive nella galleria sotterranea, e l'ingresso dal lato libanese è ora pericoloso”. Un annuncio al quale l'esercito ha aggiunto una parte relativa a “una ulteriore grave violazione della Risoluzione Onu 1701 e della sovranità israeliana”, spiegando che “il governo libanese è responsabile per ogni tunnel scavato nel Paese”.

L'Operazione Scudo

Secondo le ipotesi dei militari, i tunnel sarebbero utilizzati da Hezbollah su sostegno dell'Iran come parte organizzativa di un futuro conflitto, per consentire a un nutrito gruppo di guerriglieri o anche a terroristi di entrare nel territorio israeliano, in contemporanea a un'offensiva di superficia e lancio di missili. Il tunnel è stato rinvenuto nel corso della cosiddetta Operazione Scudo, la quale ha sollevato tensioni nella zona del confine libanese. Da Beirut, intanto, hanno minimizzato sulle possibilità di un conflitto, a meno di un oltrepassamento di soldati isarealiani del confine. Nel frattempo, però, anche le Nazioni Unite sono intervenute nell'area intensificando i controlli sulla linea di confine.

L'avvertimento Netanyahu

Il posizionamento del quarto tunnel, per vincoli militari, non è stato rivelato, così come il numero presunto degli altri che ancora vi sarebbero in ingresso in Israele. Le operazioni nel quarto passaggio sotterraneo sono iniziate il 4 dicembre scorso e, secondo i media israeliani, la presenza della galleria era stata da tempo segnalata dai residenti della zona. La scorsa settimana, il premier Benyamin Netanyahu aveva avvertito Hezbollah di non interferire nelle operazioni di disinnesco dei tunnel, affermando che, in caso, avrebbero dovuto affrontare conseguenze “inimmaginabili”.

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