L’ambasciatore Gracia smentisce l’invio dell’esercito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:08

L’esercito spagnolo non sarà inviato in Catalogna. Lo ha chiarito l’ambasciatore di Madrid in Italia, Jesus Manuel Gracia, sentito nel corso del format di Rai 3 Agorà. “La Spagna é molto sensibile a questo – ha detto – e non abbiamo voluto coinvolgere l’Esercito neanche in questo momento dove la minaccia terroristica è così grande. Qui (in Italia ndr) si vede l’esercito sulle strade, in Spagna no”. Gracia si è poi detto scettico sull’esistenza di margini per la mediazione internazionale invocata da Carles Puigdemont. “Non vedo che in una democrazia – ha sottolineato – quando ci sono gli strumenti democratici, in uno Stato democratico, nell’Unione europea, si può accettare questo sequestro della democrazia da una parte e dire ‘abbiamo formato il caos e adesso dobbiamo negoziare’”

Per il momento, dunque, le forze armate continueranno a fornire solo sostegno logistico ai 10 mila agenti di polizia e Guardia Civil che si trovano in Catalogna da giorni e che domenica scorsa hanno cercato di impedire con la forza il referendum indipendentista proclamato dalla Generalitat di Barcellona. I camion hanno portato letti a castello, docce e cucine da campo, attrezzature per lavanderia, armadietti e altro materiale necessario per il prolungato soggiorno dei poliziotti in Catalogna. Gli automezzi, partiti martedì sera da Saragozza (Aragona), sono arrivati al Distaccamento di Appoggio Logistico di Sant Boi Llobregat (in provincia di Barcellona).

Le autorità spagnole hanno deciso di prolungare per ora fino all’11 ottobre la missione dei rinforzi in Catalogna, che originariamente doveva terminare oggi. Parte degli agenti sono alloggiati in tre navi nei porti di Barcellona e Tarragona e parte in alberghi e caserme. In particolare, secondo fonti militari citate dai media nazionali, alcuni agenti della Guardia Civil e della polizia si trovano nella Caserma del Bruch a Barcellona e nella base di Sant Climent Sescebes, nel nord della Catalogna. In questi due siti erano stati rialloggiati gli agenti “sfrattati” da diversi albergatori di Calella – alla periferia di Barcellona – all’indomani delle brutali cariche contro la folla ai seggi del referendum.

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