Cambiamento

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C'è un fiorire di discussioni intorno alla possibilità e necessità di riedificare in Italia un grande centro, dopo essersi disperso per lungo tempo sia a destra che a sinistra del sistema maggioritario, per poi subire il completo dissolvimento: spariti a destra con l'egemonia di Salvini e Meloni, dissolti a sinistra attraverso la riconfigurazione del Pd, per l'involuzione interna indotta dalla uscita dei renziani, sia prodotta dalla influenza dei 5stelle alleati di governo sulle grandi questioni della economia e sui temi sensibili dei principi di riferimento. Ma c’è un equivoco di fondo sulla ricostruzione del centro! Innanzitutto, non può essere solo una collocazione geografica, messa in mezzo solo perché altri schieramenti sono collocati da un parte e dall’altra. Il centro da rinnovare dovrà sapere esprimere una politica alternativa al populismo, con un linguaggio, posizione economica e sociale, con principi radicalmente opposti. Ad esempio: il bilancio dello Stato deve esprimere una politica di spesa che non potrà essere superiore alle entrate e decisamente orientata all’assorbimento del debito; sostenere l’assistenza ma non l’assistenzialismo; la scuola va riformata con grande decisione orientata a istruire e formare i giovani con programmi fortemente orientati alle nostre attività produttive e alle nuove tecnologie digitali; un convinto piano infrastrutturale, una politica fiscale che punta a far pagare meno tutti, facendo pagare tutti; una grande battaglia a che l’Italia si dedichi in tutti i modi a far crescere le alleanze per la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Dovrà essere alternativo anche al degrado che vede la politica essere dominata da partiti personalistici, nei fatti per nulla scalabili. Insomma, dovrà essere un vero ripristino di una politica responsabile e fondata su principi democratici a partire dagli organismi di Partito, come recita la nostra Costituzione repubblicana. Dovrà essere dunque cambiamento!

 

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