Vaccini, l’insegnamento di Sabin e il modello digitale di Israele

La testimonianza di un incontro storico e la lezione della campagna vaccinale israeliana. Intervista di Interris.it all'infettivologo Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs

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Vaccino

Vaccini: uno dei più autorevoli infettivologi europei indica Israele come modello “digitalizzato “per la campagna di immunizzazione di massa. Una memoria storica che deriva anche da un grande scienziato ebreo del ventesimo secolo. “Ad una conferenza all’Università Cattolica ho conosciuto nel 1986 Albert Bruce Sabin, padre dell’omonimo vaccino contro la poliomielite. Un autentico benefattore dell’umanità”, racconta a Interris.it il professor Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. Ai vaccini e alla lotta alle pandemie ha dedicato la sua vita professionale in tutto il mondo. vacciniProfessor Cauda, il virus dilaga nel mondo mentre la campagna dei vaccini è in ritardo. Sono sufficienti le odierne misure anti-Covid?

“Il virus circola più rapidamente e servono misure di sanità pubblica più stringenti. C’è una notevole stanchezza tra la gente e l’allentamento dei protocolli è incompatibile con l’alto numero quotidiano di decessi e con una curva in grave risalita. In Italia si raggiunge il 14% di positivi e ciò significa che il virus circola in modo allarmante per effetto delle varianti e del rilassamento nelle misure precauzionali. Dobbiamo iniziare a sequenziare le variazioni anche in Italia perché l’accelerazione dei contagi dipende da come Sars-Cov-2 sta cambiando conformazione”Quali sono le cause di questa accelerazione delle infezioni in attesa che proceda la somministrazione di massa dei vaccini?

“A far impennare la curva epidemica sono due fattori: uno dovuto all’uomo e l’altro alla naturale evoluzione del virus. La gestione della prima fase della pandemia è stata più decisionista rispetto alla seconda in cui ci sono state più esitazioni da parte delle autorità. Nei comportamenti delle persone sta prevalendo una certa assuefazione per la convivenza con il Sars-CoV-2. Nella comunità scientifica si è parlato di allentamenti da Covid-panettone nel senso che l’80% dei contagi avviene a livello familiare, intendendo la famiglia in senso allargato”.A cosa si riferisce?

“Il Natale è un momento di aggregazione festeggiato in tutto il mondo. Il periodo delle vacanze ha aumentato il rischio e i momenti ludici, ricreativi hanno provocato un generalizzato abbassamento delle misure precauzionali favorendo il propagarsi dell’infezione. E’ diminuito il livello di attenzione nella popolazione e ciò è molto grave perché il 50% della trasmissione del virus avviene attraverso soggetti asintomatici. Cioè  coloro che siedono a tavola con i loro familiari”.Quanto incidono le mutazioni del virus?

“Sotto il profilo scientifico l’accelerazione della corsa del virus è anche l’effetto delle varianti del Sars-CoV-2. Il virus cerca spontaneamente di stabilire una relazione con il suo ospite per ricavarne il massimo vantaggio in termini di replicazione. Non vuole ucciderci, vuole replicarsi il più velocemente possibile. Le varianti che prendono campo sono quelle che lo rendono più infettivo e contagioso”.

Può farci un esempio?

“Abbiamo riscontrato che queste mutazioni avvengono a livello di Spike, cioè nella proteina con cui il virus riesce a penetrare nelle cellule umane. Il virus varia proprio dove ci infetta ed è su quella parte del Sars-Cov-2 che agisce il vaccino. Il dato più preoccupante è che le varianti che si affermano nella catena evolutiva sono quelle più capaci nell’attaccare l’organismo e di replicarsi repentinamente. Ciò avviene sempre e rispetto ad altri virus Sars-CoV-2 è relativamente più stabile”.Come si può rallentare la progressione dell’infezione?

“Occorre passare innanzi tutto da un metro di distanziamento a due.Se anche le varianti non provocano forme più gravi di malattia, allargano però pericolosamente la fetta di popolazione contagiata e più sono le persone infette, più casi gravi dobbiamo affrontare. Soprattutto in un momento nel quale le strutture sanitarie sono a rischio di collasso per l’alto numero di ricoveri e la campagna vaccinale è appena all’inizio”.vaccini

A che punto è il lavoro della comunità scientifica al riguardo?

“La variante che abbiamo studiato di più è la D614G, ma ce ne sono molte altre che allargano la platea dei nuovi casi. Il virus archetipo partito da Wuhan man mano che è circolato nel mondo si è trasformato in varianti sempre più contagiose. Per quanto possa essere stato sottostimato il numero di contagi della prima ondata in Cina, è evidente che i numeri delle seconda ondata, soprattutto in Europa, sono incomparabilmente superiori. Nel solo Regno Unito la mutazione del Sars-Cov-2 ha fatto crescere le infezioni del 50%”.

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