La solidarietà illumina i senzatetto di Milano

Interris.it ha intervistato la presidente di Ronda della Carità e Solidarietà che dal 1998 è vicina agli ultimi del capoluogo lombardo

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Volontari di Ronda Carità e Solidarietà (immagine tratta da www.rondacaritamilano.com)

Ronda della Carità e Solidarietà Onlus si rivolge agli adulti presenti sul territorio della città di Milano, che, a prescindere dal sesso, dalla provenienza e dalla religione, si trovano a vivere senza dimora o in situazioni di grave emarginazione. L’Associazione offre aiuto e accoglienza, ascolto e accompagnamento nella ricostruzione delle relazioni sociali degli utenti, incoraggiando la loro volontà di creare un nuovo percorso di vita.

I valori fondanti dell’associazione

Il valore fondamentale nel quale Ronda della Carità e Solidarietà Onlus si identifica, è il riconoscimento del diritto di ogni persona a vivere con dignità. Questo riconoscimento avviene attraverso la consapevolezza che ogni individuo è parte integrante di una propria storia, fatta di incontri ed esperienze che possono creare situazioni di precarietà e sofferenza, ma che non devono portare all’emarginazione sociale. Interris.it ha intervistato in merito a questi temi la Presidente e fondatrice del gruppo Magda Baietta la quale, dal 1992, si occupa di soccorso e aiuto alle persone in difficoltà.

Volontari in azione (immagine tratta da www.rondacaritamilano.com)

L’intervista

Come nasce e che obiettivi si pone Ronda Carità e Solidarietà Onlus Milano?

“La nostra associazione nasce nel 1998. In questi ultimi 23 anni è cambiata molto perché è mutato il mondo dei senza dimora. Agli inizi c’era una realtà di tossicodipendenza, alcol dipendenza e molti più stranieri, ora il panorama è un po’ cambiato: sono aumentati gli italiani. Noi doniamo generi di prima necessità ai senza tetto attraverso la nostra unità mobile quando usciamo la sera e questo costituisce il primo contatto con la persona per cominciare ad instaurare un rapporto e cercare di capire quelli che sono i problemi che li affliggono, i motivi per i quali sono finiti per strada, come si può aiutarli e capire se anche loro vogliono essere aiutati. Le azioni devono essere fatte insieme, ognuno deve essere coinvolto in prima persona per uscire dalla situazione in cui si trova, questo è molto importante. A tal proposito, i loro diritti, come quello di avere una residenza, un medico di base, di poter in questo momento fare dei vaccini anti-Covid 19 e cercare sempre di inviarli a cercare un posto dove dormire. Ora a Milano è aperto il Piano Freddo, posti letto ce ne sono, non sono certo bellissimi, ma è il primo passo perché – quando si dorme in un posto caldo e ci si può cominciare a lavare – di conseguenza chi è in difficoltà può cominciare a ripensare alle priorità della propria vita e poi insieme, in base alle problematiche di ognuno, si cerca di capire meglio e si fa un progetto specifico sulla persona. La nostra opera è proprio quella di essere un tramite tra i senza fissa dimora e le istituzioni, noi vogliamo essere quel pezzettino tra loro e i servizi per garantire loro l’assistenza necessaria, dobbiamo però avere il quadro generale della situazione di ognuno”.

In che modo la pandemia ha aggravato le povertà che già esistevano e come ha mutato la vostra metodologia di azione?

“Prima della pandemia con unità mobile avevamo dei punti fissi dove stazionavamo nei quali venivano e si radunavano tra le 100 e le 150 persone, ora questo non è più possibile farlo. In quella situazione si recavano da noi anche coloro vivevano nei box, nelle auto e nei posti più disparati che con la nostra unità mobile non riuscivamo a raggiungere con il mezzo. Invece adesso abbiamo creato tante piccole postazioni in giro per la città in modo che non si radunano molte persone e, al massimo, sono dieci per volta. In questo frangente si incontrano meno persone nel giro notturno però, in questo modo, il lavoro è più capillare e relazionale, abbiamo più tempo da dedicare a loro per instaurare un dialogo che li porta ad avere più fiducia in noi. Ad esempio, riguardo ai dormitori, alcuni sono restii ad accedervi ma, è importante sottolineare che, rispetto a due/tre anni fa sono migliorati, alla sera viene data la cena, al mattino la colazione e, con l’arrivo del freddo, alcuni dormitori resteranno aperti anche di giorno”.

Quali auspici si pone per il futuro in materia di contrasto alla povertà?

“Il contrasto alla povertà è una parola grossissima perché, purtroppo, con la pandemia, le difficoltà si sono aggravate. Noi facciamo anche il servizio di distribuzione dei pacchi viveri ed un questo momento abbiamo più di quaranta famiglie a cui viene dato e, specialmente nel periodo di chiusura più dura, ricevevo decine di telefonate al giorno da parte di persone che non avevano da mangiare per il semplice fatto che non avevano ancora percepito la cassa integrazione e dall’oggi al domani si sono ritrovati senza niente. In quel frangente noi ci siamo attivati moltissimo e, grazie anche ad un ottimo riscontro da parte dei cittadini che portavano da noi la spesa, siamo riusciti a rispondere a questo bisogno. In seguito, molte di queste persone, con l’arrivo della cassa integrazione e il ricominciare a lavorare hanno ripreso in mano la loro vita. In quella fase sono rimaste un po’ escluse quelle persone con lavori a chiamata, badanti e donne di servizio data la paura del tempo, allo stato attuale molti di loro vengono ancora da noi a prendere il pacco viveri perché non ce la fanno ancora da soli. Per il futuro, con i fondi che stanno arrivando dall’Europa, spero che vengano fatti specifici progetti in grado di capire la necessità e il bisogno che c’è sul territorio. Il Comune deve ascoltare le associazioni che tutti i giorni operano sul territorio, conoscono i problemi e li vivono, al fine di capire cosa manca e quali azioni principali possono essere fatte per contrastare la povertà e non spendere dei soldi per cose che in realtà non servono. Mi auguro che i fondi che arriveranno per il contrasto alla povertà vengano spesi e ragionati in modo giusto e coerente. Dobbiamo dare delle possibilità alle persone per aiutarle veramente e fare dei progetti specifici affinché abbiano la possibilità di poter dormire in modo decente, fare una formazione perché, purtroppo, molte di queste persone non hanno un mestiere. Vanno considerate anche le attitudini del singolo, per far si che gli stessi possano entrare nel mondo del lavoro. Oltre a ciò, è importante anche il sostegno psicologico perché, quando si inizia un percorso di questo genere, si ha bisogno di aiuto per affrontare determinati tipi di problemi che si possono presentare nel mondo del lavoro e riflettere su questo passaggio. Queste persone hanno vissuto una vita difficile dove non hanno avuto niente e affrontato diverse situazioni difficili, per cui – se non gli si fornisce un supporto psicologico fanno fatica – specialmente quando devono iniziare una nuova vita. Bisogna investire i soldi per queste cose, per dei progetti specifici sulle persone, è meglio aiutare piccoli numeri che non grandi numeri ove si fa solo assistenzialismo fine a sé stesso. Il Reddito di Cittadinanza ad esempio dovrebbe essere rimodulato, è fondamentale ad esempio cominciare con delle borse lavoro per acquisire delle competenze in ambito lavorativo e favorire l’inserimento sociale”.

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