Quando la tv non era “cattiva maestra”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:07

Amettere in guardia dalla televisione “cattiva maestra” è stato, tra gli altri, il filosofo austriaco Karl Popper. “Negli ultimi anni gli show televisivi hanno spinto sempre più avanti il limite di ciò che è lecito mostrare su uno schermo. Ormai le scene di sesso esplicito, la nudità e la violenza sono abbastanza normali, anzi, alcuni network televisivi ne hanno fatto quasi una cifra artistica – osserva Lorenzo Fantoni su Wired -. Ecco perché se ti trovi di fronte a una serie ShowTime o Hbo sai benissimo a cosa vai incontro e True Blood, Dexter e Game of Thrones ne sono un esempio abbastanza palese”. Rispetto allo scadimento morale delle attuali fiction, in un recente passato le serie televisive hanno portato nelle case di milioni di famiglie valori fondamentali per la società, assolvendo un compito educativo e pedagogico anche tre le righe di narrazioni brillanti e di intrattenimento.

Fiction e valori

Il settimanale “Tv sorrisi e canzoni” ha messo in evidenza la loro caratura etica, analizzandole una per una. “Happy Days ha consacrato l'ex bambino prodigio e futuro regista da Oscar Ron Howard – spiega la rivista -. Ideata da Garry Marshall e andata in onda negli Usa tra il ’74 e l’84 (in Italia dal '77), la serie è ambientata a Milwaukee negli anni ’50 e racconta la vita quotidiana della famiglia Cunningham. Le storie sono incentrate sui problemi del passaggio dall'adolescenza alla maturità dei ragazzi che hanno vissuto il Sogno Americano”. Arrivato sul secondo canale Rai nel 1977, Colombo è ancora oggi un pilastro del palinsesto di Rete 4: Peter Falk interpreta il tenente che riesce a inchiodare i colpevoli di delitti molto elaborati, pressandoli con le sue domande. E alla fine di ogni episodio il male viene sempre smascherato. La serie Mork e Mindy è andata in onda nel 1979 e narra le vicende di Mindy, giovane della provincia americana che lavora in un negozio di strumenti musicali, e Mork, un alieno umanoide arrivato sulla Terra dal pianeta Ork su un'astronave a forma di uovo, mostrando quindi le buffe interazioni tra un’umana e un extraterrestre e mettendo in evidenza abitudini e stereotipi dei terrestri.

Tematiche importanti

Arrivata in Italia nel 1984, I Jefferson è una sitcom che affronta temi profondi come il razzismo, il suicidio e l’analfabetismo. “Racconta le vicende di George e Louise Jefferson, una coppia di colore che vive a Manhattan, nell’Upper East Side, e rappresenta il punto d'incontro tra il quartiere di Harlem, da cui provengono e da cui sono riusciti a tirarsi fuori, e quello attuale – precisa Sara Tamburini, autrice di un approfondimento sul tema per la rivista della Mondadori -. La tematica dell’inserimento di una famiglia di colore nel tessuto sociale dell'alta borghesia, composta in maggioranza da bianchi, è sempre centrale, seppur lasci all’interpretazione dello spettatore, con una punta di ironia, osservarne le differenze”. Invece Il mio amico Arnold (in Italia dal 1980, dapprima col titolo “Harlem contro Manhattan”) racconta le vicende di due fratelli afroamericani, Arnold e Willis, adottati da un uomo d’affari, che li sottrae alla povertà e li porta a vivere a Manhattan. Questa serie, che è diventata famosa in tutto il mondo, alterna il tono drammatico a quello comico. Arnold è un pasticcione con le guance paffute, intorno a loro c’è sempre Kimberly, la figlia di Philip. La casa nella prateria debutta in Italia nel 1977 ed è tratta dai romanzi autobiografici di Laura Ingalls Wilder. La serie narra le vicende di una famiglia che vive Walnut Grove, un piccolo villaggio del Minnesota in una fattoria sperduta, viste attraverso gli occhi di Laura, da quando è bambina fino a quando è adulta. “La famiglia è composta dal papà Charles Ingalls (Michael Landon, che è anche produttore esecutivo, regista e sceneggiatore), dalla moglie Caroline (Karen Grassle) e dalle tre figlie Laura (Melissa Gilbert), Mary (Melissa Sue Anderson) e la piccola Carrie (interpretata dalle gemelle Lindsay e Sidney Greenbush)- sottolinea Tamburini-. Non mancano temi importanti e drammatici”.

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