L’Opera Seme che fa germogliare l’economia civile di Papa Francesco

L'intervista di Interris.it a Sara Donadei in merito al progetto di inclusione lavorativa "Opera Seme" della Caritas di Nardò - Gallipoli

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:07

In questo frangente storico, sociale ed economico connotato da pandemia e guerra – in Italia – il tasso di disoccupazione generale ammonta all’8,8% e al 25,3% tra i giovani. In particolare, nel sud del Paese, negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza dello spopolamento – soprattutto giovanile, con 1,6 milioni di ragazzi emigrati e i deficit di lungo corso hanno determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud con una correlata diminuzione dell’occupazione giovanile, ampliando così ulteriormente i divari con le altre aree del Paese. Rispetto a questo – le Caritas diocesane – hanno profuso un grande impegno con svariate attività progettuali miranti a sviluppare realtà di economia sociale e civile in grado di valorizzare le ricchezze dei territori e le attitudini lavorative dei giovani in difficoltà; tra questi assurge il progetto “Opera Seme”, messo in campo dalla Caritas Diocesana di Nardò – Gallipoli.  Interris.it, in merito a questo progetto di inclusione sociale e lavorativa dei giovani, ha intervistato Sara Donadei, giovane presidente della cooperativa sociale Ipso Facto nonché operatrice della Caritas Diocesana di Nardò – Gallipoli, operante in prima linea al fine di incentivare l’inclusione lavorativa dei più giovani e dare vita ad un ciclo economico virtuoso.

© Progetto “Opera Seme”

L’intervista

Come nasce e quali obiettivi si pone il Progetto “Opera Seme”?

Opera Seme nasce circa due anni fa, dalla progettazione che noi solitamente facciamo in Caritas, grazie ai fondi dell’8×1000 della Cei. Quindi, dall’esperienza e dalla lettura dei bisogni del territorio era emerso – ed è tuttora così – la necessità di dare delle risposte concrete in ambito soprattutto lavorativo, perché – “Opera Seme” – nasce nella Diocesi di Nardò-Gallipoli – la quale è una Diocesi del sud Italia che, come la gran parte delle stesse, vive la piaga dell’assenza di lavoro, soprattutto tra le fasce giovanili. Oltre a questo, c’è poca sistematizzazione, poco mettersi in rete e a sistema con quello che è già presente nella realtà. Pertanto, il progetto vuole dare una iniezione di fiducia – soprattutto ai giovani – che molto spesso lasciano la nostra terra sia per lavoro che per studio. L’abbandono impoverisce doppiamente questa terra, per questo è importante cercare di trattenere il capitale umano sul territorio dimostrando che le opportunità ci sono. Opera Seme nasce soprattutto da noi giovani per i giovani e, con Matteo, l’animatore del progetto Policoro di allora, abbiamo scritto questo progetto sulle tematiche sociali che il Magistero della Chiesa ci consegna – in particolare quelle che Papa Francesco ci stimola a portare avanti. Per questo, nel nostro territorio che è a vocazione agricola oltreché turistica, ci ha regalato tale opportunità in quanto Opera Seme, nasce attorno al progetto di riqualificazione degli uliveti perché – un’altra piaga che purtroppo ci connota – è quella della Xylella; infatti, la nostra economia, soprattutto quella salentina ma anche di tutta la Puglia, era basata sulla produzione dell’olio e, di conseguenza – l’avvento della Xylella – ha rallentato l’economia locale. Quindi, proprio attorno alla riqualificazione degli uliveti ed al mettere in rete un piccolo frantoio che era presente sul territorio, abbiamo avviato la produzione dell’olio. Oltre a ciò, produciamo anche il vino per la Santa Messa “EX VITE”, vino Negroamaro rosato, prodotto da vigneti locali. È importante dire che – Opera Seme – è un’esperienza di economia civile oltreché distributista – ossia con la compartecipazione dei mezzi di produzione. Infatti, i soggetti che fanno parte della stessa, non sono semplicemente la Caritas o la cooperativa, ma un insieme di 13 piccole aziende partner del Progetto Opera Seme che, aderendo alla rete, hanno deciso di partecipare a questo percorso di co-progettazione ed hanno voluto mettersi insieme per il territorio, ciascuno mettendo a disposizione quello che aveva in maniera gratuita. Quindi, la Caritas ha fornito il capitale economico attraverso i fondi dell’ 8×1000 della Cei, la cooperativa agricola Galatea – che è uno dei partner principali – ha messo a disposizione in comodato d’uso gratuito gli spazi sui quali insiste il progetto, la cooperativa sociale Ipso Facto è una cooperativa di giovani che si propone di animare il territorio e di promuovere una delle tre filiere di Opera Seme che è quella della vendita dei prodotti e la fondazione Fare Oggi è il braccio operativo della Caritas diocesana; attorno a questi quattro soggetti si è poi costituito Opera Seme. Lo stesso lavora su tre ambiti, uno è quello della promozione del territorio attraverso il turismo lento attraverso percorsi cicloturistici, ossia la riscoperta del territorio, delle visite guidate e degli abitanti stessi. La filiera della formazione e dell’informazione nelle scuole, nelle parrocchie, nei gruppi di formazione formale o informale, sempre ispirata ai temi dell’economia civile, del Magistero Sociale della Chiesa quindi il consumo critico nonché l’educazione in questi ambiti , la formazione negli ambiti dei temi sociali e del lavoro; e la filiera della produzione nonché della vendita perché Opera Seme investe soprattutto in quelle che sono delle piccole realtà, laboratori artigianali giovanili e non solo, le piccole botteghe le quali hanno deciso di aderire al progetto sottoscrivendo una sorta di patto etico perché ci si ispira al lavoro dignitoso, al rispetto della Terra e del Creato ovviamente. In particolare, attraverso tale patto etico, gli stessi producono i loro prodotti. All’inizio Opera Seme era semplicemente un bollino etico e di qualità che garantisse tali parametri, ma ora è diventato un marchio registrato perché – i produttori stessi – riconoscendosi nei principi e nella bontà del progetto, hanno dato vita ad una linea di prodotti Opera Seme. Oltre a ciò – grazie anche al progetto che si è sostenuto da sé – abbiamo avviato l’esperienza di un punto vendita ed in questi anni siamo riusciti a dare lavoro a dei ragazzi come dipendenti del progetto stesso. Sono piccoli passi per lasciare un segno sul territorio, abbiamo voluto semplicemente che si attuasse questo cambio di mentalità o si iniziasse a camminare in tale senso. Accanto a tutto ciò, quest’anno è nato “Opera Seme Farm”, ossia la produzione di ortaggi freschi, in primis per sostenere il fabbisogno delle tre mense della Diocesi, ma auspichiamo anche la creazione dei gruppi di acquisto solidale perché – nel nostro territorio – questa mentalità non è ancora diffusa, pertanto volevamo garantire attraverso gli stessi, un consumo critico ed etico di prodotti freschi e da filiera corta”.

© Progetto “Opera Seme”

Quali sono i vostri auspici per il futuro? In che modo chi lo desidera può aiutare la vostra azione?

“Mi auguro che molti giovani, quanti più possibile, riescano a capire le potenzialità del proprio territorio. Opera Seme – anche se è stato creato qui – non è soltanto del nostro territorio ma può essere replicabile dappertutto. Auspico quindi che ciascuno riesca a capire le potenzialità del proprio territorio e a svilupparlo attraverso ciò che è proprio della rispettiva identità. Quello che chiedo alle persone è di attenzionare i sogni – soprattutto dei più giovani -, sostenerli attraverso l’acquisto dei prodotti e l’intervento diretto che sostengono il lavoro delle persone e danno dignità allo stesso attraverso una scelta etica e critica si sostiene un progetto molto più grande”.

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