Le nuove sfide del Terzo Settore per generare una società migliore

Numerosi e qualificati cambiamenti attendono il mondo del welfare, ne parliamo con il presidente di Terzjius Luigi Bobba

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

Il Terzo Settore è un insieme di enti di carattere privato che agiscono in diversi ambiti, dall’assistenza alle persone con disabilità alla tutela dell’ambiente, dai servizi sanitari e socioassistenziali all’animazione culturale. Spesso gestiscono servizi di welfare istituzionale e sono presenti per la tutela del bene comune e la salvaguardia dei diritti negati. Il Terzo settore esiste da decenni ma è stato riconosciuto giuridicamente in Italia solo con la legge delega 106 del 2016, e con il contestuale avvio della riforma che lo interessa, ne definisce i confini e le regole di funzionamento. Allo stato attuale, la già menzionata riforma è in corso di ulteriore attuazione e, non pochi provvedimenti attuativi – a cominciare dall’avvio del Registro – comporteranno numerosi e qualificati cambiamenti. In Terris ha intervistato su questo tema Luigi Bobba già presidente nazionale delle Acli, parlamentare e sottosegretario al Lavoro. Ora presidente di Terzjus, di Enaip Mozambico e del Comitato Global Inclusion.

L’intervista

Come muterà il Terzo Settore dopo la piena attuazione della riforma in materia?

“Ci sono almeno quattro punti chiave da evidenziare. Da un lato, con la partenza del Registro unico del terzo settore, che è prevista dal prossimo 23 novembre si avrà finalmente uno strumento univoco in grado di dare trasparenza e coerenza al complesso degli enti diversi e molteplici del terzo settore. Ciò produrrà più trasparenza tra gli enti del Terzo Settore, i cittadini e le istituzioni. Il secondo elemento importante sarà la possibilità per questi enti di poter accedere ad un insieme di sostegni e promozioni da parte delle istituzioni: con le erogazioni liberali incentivate da un sistema più generoso di detrazioni; con il cinque per mille; con l’accesso a determinati fondi destinati a finanziare nuovi progetti o ad utilizzare immobili pubblici. Un terzo aspetto importante sarà la mutazione del rapporto con le istituzioni grazie ai nuovi istituti dell’amministrazione condivisa ovvero, con queste nuove modalità, dovrebbe rafforzarsi e instaurarsi in modo permanente un rapporto collaborativo e cooperativo tra enti del terzo settore e istituzioni pubbliche, questo potrà essere una spinta importante al fine di rendere più efficaci le risposte ai bisogni – in particolare a quelli più urgenti -. Infine, un quarto punto, che ha a che fare con il successo della riforma, consiste nel favorire l’ingresso di nuove energie nel mondo del Terzo Settore, attraverso il servizio civile universale. Questo potrà dare una spinta innovativa nella diffusione dell’impegno volontario ma anche favorire la scelta di una attività lavorativa e professionale coerente con le finalità civiche, di utilità sociale e di solidarietà tipiche di questo ambito”.

Quale sarà il ruolo dei Centri per i Servizi al Volontariato in questa nuova fase propulsiva?

“La riforma ha modificato la struttura, le finalità e anche la composizione dei Centri per i Servizi al Volontariato lungo tre direzioni. Prima di tutto ha razionalizzato uno strumento sicuramente utile ma che, essendo un po’ frammentato tra le diverse regioni, non aveva una guida ed un indirizzo unitario, cosa che oggi è assicurata da una fondazione al livello nazionale che ripartisce le risorse disponibili e conferisce gli indirizzi. Il secondo aspetto importante sta nel nome, il Centro Servizi si chiamerà “di Volontariato” non solo perché fornisce i propri servizi di accompagnamento alle Organizzazioni di Volontariato, ossia quelle che erano regolate un tempo dalla legge 266, ma offrirà assistenza, promozione e servizi a tutte quelle organizzazioni, escluse le imprese sociali, che vedono una presenza di volontari. Quindi, anche le altre forme riportate nel Registro, a cominciare dalle Associazioni di Promozione Sociale che sono le più numerose, potranno avvalersi e partecipare ai Centri di Servizio per il Volontariato a livello locale e utilizzare al meglio la loro competenza per avvalersi efficacemente delle nuove disposizioni normative. Il terzo punto riguarda il finanziamento dei Centri di Servizio che, oltre al vecchio sostegno sulla base della legge 266, hanno avuto un finanziamento aggiuntivo sul bilancio dello Stato. Nel primo caso le risorse provenivano dalle fondazioni bancarie mentre ora provengono anche dal bilancio pubblico; con questo impulso nuovo, anche in termini di risorse economiche, il legislatore ha voluto dare agli stessi il ruolo di agenti di sviluppo dell’impegno volontario. A tal proposito, questa riforma fa leva su due grandi catalizzatori: i Centri di Servizio per il Volontariato e le reti associative con l’obiettivo di sostenere tutte le organizzazioni, anche le più piccole, per far sì che le stesse possano entrare nella nuova dinamica del Terzo Settore e svolgere meglio la propria missione”.

Inclusione

Quale ulteriori evoluzioni auspicherebbe in questa materia al fine di valorizzare maggiormente la figura del volontario?

“Siccome l’impegno volontario è essenzialmente gratuito e le stesse organizzazioni vivono se sono in grado di mantenere, generare, motivare e indirizzare la disponibilità all’impegno volontario, bisogna aiutarle ad assumere questa responsabilità. Quindi ci sono due cose importanti da fare: la prima è sostenere in particolare le attività di formazione per i volontari affinché la disponibilità spontanea possa divenire duratura e competente. In secondo luogo, siccome queste organizzazioni si reggono fondamentalmente sul 5×1000 e sulle donazioni che ricevono, bisognerebbe Incrementare le risorse oggi a disposizione per questi due strumenti. Già oggi il fondo del 5×1000 è utilizzato interamente ed anzi la soglia si sta già superando quindi, sarebbe importante, aumentare questo fondo considerando che, con la riforma, tutte le organizzazioni iscritte al registro del Terzo Settore potranno essere beneficiarie dello stesso fondo. Questo vale anche per le detrazioni; il legislatore ha già conferito un regime più favorevole per le organizzazioni che presentano Il profilo di associazioni di volontariato con una detrazione pari al 35% del valore della donazione che è stata effettuata. Credo che questa soglia potrebbe essere accresciuta fino al 50% proprio per spingere i cittadini e le imprese a sostenere queste organizzazioni che, non avendo attività di natura commerciale, hanno bisogno di risorse di tipo donativo. In sintesi, bisogna avvicinare i giovani al volontariato in maniera duratura e qualificata ed incrementare le risorse donative a disposizione delle stesse organizzazioni attraverso la leva fiscale”

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