La luce dell’altruismo splende sugli ultimi di Milano

Interris.it ha intervistato fra Marcello Longhi Presidente dell'Opera San Francesco per i Poveri di Milano

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Francesco
Immagine tratta da Opera San Francesco per i Poveri di Milano

L’Opera San Francesco per i Poveri, OSF, è la realtà fondata dai Frati Cappuccini di viale Piave a Milano, che dal 1959 si impegna ad assicurare ai poveri assistenza gratuita e accoglienza. L’aiuto a coloro che soffrono è garantito quotidianamente grazie all’opera insostituibile dei volontari, colonna portante di Opera San Francesco e alle generose donazioni dei suoi sostenitori, privati e aziende. Interris.it ha avuto l’onore di intervistare Fra Marcello Longhi, Presidente dell’Opera San Francesco di Milano.

Fra Cecilio Cortinovis, fondatore di OSF Milano

L’intervista

Quali sono le azioni che Opera San Francesco pone in essere per aiutare i poveri?

“Noi ci rivolgiamo alle persone che vivono in strada per cui in primis, quello che noi offriamo è il cibo. Abbiamo una mensa in corso Concordia nella zona di Milano Centro, la quale offre il pranzo e la cena dal lunedì al sabato mentre invece la domenica siamo chiusi ed, oltre a questa, disponiamo di un’altra mensa un po’ più piccola ubicata nel convento di piazzale Velasquez, nella zona della vecchia fiera, aperta a mezzogiorno dal lunedì alla domenica e chiusa il sabato. Nella prima mensa facciamo circa duemila pasti al giorno tra pranzo e cena nella seconda dai 400 ai 450 solo a pranzo. Il primo servizio è quello di offrire un pasto con cucina buona, familiare, abbondante e calda. Oltre a ciò, offriamo la possibilità della doccia settimanale a tutti i nostri ospiti che non hanno modo di provvedere diversamente e, quando questo si verifica, ognuno riceve un cambio della biancheria intima a cui, una volta al mese, si aggiunge la possibilità di cambiare tutto il vestiario. Inoltre, diamo la possibilità a coloro che si rivolgono a noi di essere accompagnati in un percorso di ascolto svolto dai nostri educatori professionali o assistenti sociali con l’obiettivo di vedere se c’è modo di comporre un progetto di rinascita, riscatto e ripartenza. Invece, per le famiglie che hanno avuto problematiche legate alla casa, disponiamo di venti piccole unità abitative disposte nella città, al fine di fare un progetto di housing sociale o housing search. Riusciamo anche a dare un’assistenza sanitaria nella sede dove ha luogo la mensa più piccola – nella zona di San Siro – nella quale abbiamo un poliambulatorio, che opera grazie a duecento medici volontari e permette alla povera gente che non ha la possibilità di accedere al Servizio Sanitario Nazionale, oppure che non avrebbe i soldi necessari per pagare il ticket delle visite e per pagarsi i farmaci. In quella sede noi li accogliamo, verifichiamo quello che è necessario fare dal punto di vista terapeutico e, a coloro che non possono in alcun modo rivolgersi al Servizio Sanitario Nazionale, i nostri medici offrono consulenza gratuita e visite per tutte le specialità, a parte la radiologia. Grazie ai medici che collaborano con noi si sono create ottime sinergie con gli ospedali della città quindi riusciamo a far fare visite nelle strutture pubbliche ai malati fragili che da soli non riuscirebbero a farlo. Nell’ultimo periodo, oltre a quello che già facciamo, abbiamo iniziato ad accompagnare con un piccolo aiuto economico le persone con cui entriamo in contatto. Opera San Francesco riesce a fare queste attività solo perché ha il dono dal buon Dio di avere un numero altissimo di volontari davvero motivati, più di mille persone eccezionali, senza i quali non riusciremo a fare nulla”.

Una giovane volontaria si OSF Milano

In che modo la pandemia ha inciso sulle persone con fragilità che già si rivolgevano a voi?

“La pandemia ha spaventato e reso ancora più sole e spaventate queste persone. Nei mesi durissimi della chiusura totale, molti dei nostri non avevano più nessuno che desse loro qualche piccola somma di denaro ed i bar dove andavano a fare colazione erano chiusi. Nella Milano deserta si trovavano sulle strade solo i senza fissa dimora. Noi, come molte altre associazioni, abbiamo cercato di confortarli, stare loro vicino ed abbiamo somministrato i vaccini. Noi vogliamo far trovare da noi un porto sicuro per ognuno di loro. Certamente la pandemia ha provocato profonde ferite al livello psichico, soprattutto per quanto riguarda la fiducia nel futuro. Però, allo stato attuale, qui a Milano, sembra che l’emergenza sanitaria non abbia aumentato il numero di coloro che vivono per strada, pare che le strutture di sostegno abbiano retto. In caso contrario sarebbe un dramma, ma ho motivo di sperare che – per ora – si resiste”.

In che modo si può aiutare l’Opera San Francesco e coloro che soffrono?

“Il primo modo è quello di non girare la faccia dall’altra parte quando incontriamo per strada una persona bisognosa. È necessario guardare negli occhi con affetto, comprensione ed un credito di stima coloro che soffrono in ogni luogo. Bisogna riconoscere lo statuto di persona e di figlio di Dio ad ognuno. Il riconoscimento della bellezza di ogni persona, anche e soprattutto se malata o sporca, è fondamentale, dobbiamo ricordare a ciascuno di loro che nessuno ha perso la dignità di persona e figlio di Dio. Si guardi a loro con affetto e stima oltreché senza disprezzo. Un’altra cosa bellissima che possiamo fare è quella di scegliere di avvicinarsi ai poveri facendo qualcosa di concreto per loro, per esempio avvicinandosi a una delle tante associazioni di volontariato che ci sono in Italia e che si occupano in modo egregio di stare vicino a coloro che soffrono. Dobbiamo avvicinarci ai poveri senza paura e quando decideremo di farlo vivremo una bella esperienza in quanto, se ognuno farà la propria piccola parte, alla fine in molti faremo moltissimo. In ultimo, ma solo dopo questo, possiamo decidere di donare vestiario e farmaci – ovviamente non scaduti -, di cui abbiamo molto bisogno e di varie cose che possono servire per le persone che risiedono nei nostri appartamenti, piuttosto che effettuare una donazione di altra natura ma, come ho detto, le cose più importanti sono altre”.

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