Lingue dei segni: il ruolo fondamentale degli interpreti

Il 23 settembre è la Giornata internazionale delle lingue dei segni, istituita nel 2017 dell'Assemblea generale delle Nazioni unite

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Le persone affette da sordità e quelle sordocieche comunicano con la loro lingua, cioè si esprimono (i primi) con un sistema di segni e (i secondi) anche con il contatto. Le lingue dei segni sono lingue storico-naturali sviluppatesi secondo una modalità visivo-gestuale, adatta al canale comunicativo integro delle persone sorde. Queste, nel nostro Paese, sono la lingua italiana dei segni (LIS) e la lingua italiana dei segni tattile (LIST). Proprio di recente, lo scorso maggio, alla Camera dei deputati è stato approvato l’articolo 34-ter del decreto Sostegni bis che le riconosce, le promuove e le tutela, oltre a e riconosce le figure degli interpreti LIS e LIST quali professionisti specializzati nella traduzione e nell’interpretazione.

Il ruolo degli interpreti, circa 600 professionisti in Italia secondo il rapporto A comprehensive guide to sign language interpreting in Europe, 2020, dell’interprete, formatrice e consulente Maya de Wit, è fondamentale per l’assistenza e l’inclusione delle persone non udenti e di quelle sordocieche nella società e in molti ambiti della loro vita, come l’istruzione, e del loro quotidiano. Ma il loro numero è molto limitato rispetto alla popolazione sorda segnante, come mostra il dato che solo il 5% dei professionisti lavora come interprete full time.

“Passaggio fondamentale”

Adesso ci si aspetta un cambiamento. “Il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana, della figura dell’interprete di lingua dei segni dovrà passare necessariamente attraverso un passaggio fondamentale: la definizione di un percorso formativo accademico che renda omogenea la formazione su tutto il territorio nazionale e che garantisca degli standard qualitativi minimi”, ha commentato il presidente nazionale dell’Associazione interpreti di lingua dei segni italiana (Anios), Francesca Malaspina. “L’alta formazione, come richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 23 novembre 2016, deve essere costituita da un percorso accademico così come previsto per i colleghi delle lingue vocali”, ha spiegato Malaspina. E’ grazie alla presenza di interpreti professionisti “adeguatamente formati” che si può garantire “la piena inclusività” delle persone non udenti, attraverso un servizio di interpretariato.

 Gli interpreti professionisti

Come detto, in Italia queste figure sono circa 600 e appena il 5% lavora interprete a tempo pieno, secondo A comprehensive guide to sign language interpreting in Europe, 2020. Osservando più da vicino il mondo degli interpreti professionisti in Italia, da un sondaggio dell’Anios del 2018 su un campione di circa 300 professionisti, tra quelli iscritti e non all’associazione, emerge che l’87,7% sono donne e il principale settore d’impiego è quello educativo (62,7%), a seguire quello dei servizi per gli organismi e le istituzioni del settore privato (48,6%), dell’interpretariato in conferenze (48,3%), per organismi ed istituzioni del settore pubblico (48,6%), fino all’ambito medico (41,1%), accademico (30,8%) e quello legale (28,1%).

Fuori dal buio, fuori dal silenzio

In occasione della Giornata internazionale delle lingue dei segni, In Terris ha parlato con chi dal 1964 accompagna i sordociechi fuori dal buio e dal silenzio. E’ stato intervistato Rossano Bartoli, il presidente dell’associazione Lega del Filo d’Oro che da più di cinquant’anni dona assistenza, educazione e cure alle persone sordo cieche e pluriminorate psicosensoriali.

Come comunicano le persone sorde e sordocieche?

“La lingua italiana dei segni non traduce tutte le parole, come invece il braille per le persone non vedenti. Nella comunicazione con la persona sordocieca adottiamo l’alfabeto tattile ideato da Eugenio Malossi, ogni volta provano a tradurre parola per parola, mentre con la LIS e la LIST ciò non avviene e questo richiede agli interpreti una lunga e appropriata formazione”.

Pochi mesi è stato approvato il riconoscimento della lingua italiana dei segni e la Lis tattile. Quale cambiamento può innescare questa decisione?

I sordi e i sordociechi devono avere garantito il servizio di interpretariato, oltre al riconoscimento. Ci sono persone per cui questa è a tutti gli effetti una lingua e allora gli interpreti diventano indispensabili. Il loro utilizzo fondamentale per quanto concerne  ad esempio l’istruzione e in generale per dare la possibilità alla persona sorda o sordocieca comunicare con tutti, consentendogli l’inserimento nella società.

Com’è il livello di assistenza, in Italia?

Nel concreto ci sono molte difficoltà, abbiamo una situazione molto variegata a livello nazionale. In alcune zone, ad esempio, si riconosce un certo numero di ore d’interprete a disposizione della persona, mentre in altre meno, o bisogna fare una richiesta. Bisogna stabilire che di fronte ai bisogni di persone con problemi di udito e le sordocieche sia garantito loro un minimo di ore settimanali di interpreti, anche per tutta una serie di necessità vita corrente. Penso dalle visite mediche o ai ricoveri ospedalieri, ma anche il disbrigo di pratiche enti pubblici o istituti privati, come in banca.

Quando le persone non udenti e quelle e sordocieche si muovono nel contesto cittadino, incontrano un adeguato sistema di comunicazione?

E’ un ambito in cui tocca fare passi in avanti per tenere conto di certe esigenze. Anche là dove abbiamo la dicitura per avere il sottotitolo sul il display, dobbiamo tenere conto che ci sono persone che non conoscono perfettamente la lingua italiana, dato che utilizzano un altro codice di comunicazione, per cui vanno incrementati gli avvisi e le informazioni utilizzando la LIS o la LIST. Se pensiamo ai porto, alle stazione dei treni o degli autobus, le informazioni dovrebbero essere date in maniera più chiara e ricorrendo alle lingue dei segni. Le tecnologie assistive sono di grande importanza per persone con gravi disabilità: la tecnologia al loro servizio le aiuta a comunicare, ad acquisire informazioni e ad avere rapporti.

In Italia, a livello normativo, c’è un riconoscimento delle persone sordocieche?

In Italia nel 2010 con legge 107 si è riconosciuta la sordocecità come disabilità specifica, ma oltre ai riconoscimenti – che sono fondamentali – bisogna avere garanzie di erogazione del servizio. Il sordocieco senza nessun vicino non può cogliere una serie di informazioni e opportunità, dalla scuola al tempo, in qualsiasi contesto.

Come migliorarne l’inclusione e l’autonomia?

Mettendo a disposizione i servizi e tutti gli interventi assistenziali nella scuola, nel lavoro, nello sport. Con le Paralimpiadi abbiamo visto quanto sia importante mettere queste persone in grado di partecipare a delle competizioni in cui ottengono risultati straordinari. Di recente ho incontrato a Napoli una judoka sordocieca, Matilde Lauria, che ha partecipato ai Giochi Paralimpici di Tokyo. La sua partecipazione è un esempio importantissimo, perché ho mostrato che quando ci sono la volontà e delle persone che aiutano chi è più svantaggiato, quest’ultimo può raggiungere risultati importanti. Inoltre è anche uno stimolo per tutti coloro che non hanno limitazioni. Credo sia un arricchimento per tutta la società.

Qual è stato l’impatto della pandemia sulle loro vite?

Un periodo bruttissimo per chi vive condizioni di isolamento proprio, basti pensare che la persona sordocieca per comunicare ha bisogno del contatto personale. Poi la situazione è un po’ migliorata con la vaccinazione e tutta una serie di accorgimenti, quali l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e l’igiene.

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