Nuove rotte non monitorate: “Fiumi alle frontiere esterne Ue”

In pandemia sono state 528 (per metà donne e bambini) le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa dalla Libia attraverso il Mediterraneo centrale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:13
Guerriglieri armati

“E’ aumentata la probabilità di morire in nuove rotte pericolose, ad esempio attraverso i fiumi alle frontiere esterne dell’Unione europea, rimangono in gran parte non monitorate”, denuncia la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme). Una tragica escalation di vittime “invisibili”, mentre l’emergenza Covid non ferma la fuga dalla guerra e dalla fame. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nei primi mesi del 2020, quando, nonostante la situazione di emergenza causata dal coronavirus, sono state 528, per metà donne e bambini, le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. “Chi scappa da persecuzioni, conflitti armati e miseria non si ferma per la pandemia– spiega a Interris.it l’assistente sociale Franco Coltorti, da anni in prima linea nell’accoglienza dei migranti e a sostegno nelle Marche delle situazioni di fragilità familiare e indigenza connesse ai flussi migratori-. I soggetti più deboli sono i minori che risentono in maniera più grave delle privazioni e delle sofferenze provocate dall’assenza di corridoi umanitari in grado di regolare gli ingressi secondo percorsi umanitari e legali”. Don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII, lancia un accorato appello per il potenziamento dei corridoi umanitari e richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su uno “strazio che rimpinza le tasche alle organizzazioni criminali e ai clan terroristici che trasformano tragedie personali e collettive in opportunità di arricchimento e di potere”.

Dramma ignorato

Aggiunge don Buonaiuto: “Sono trascorsi mesi di esclusivo interesse per l’emergenza sanitaria senza che nelle sedi istituzionali fosse spesa una sola frase sul dramma della migrazione coatta. Quasi che gli invisibili, costretti a mettersi in viaggio malgrado il coronavirus, fossero dei trascurabili effetti collaterali di una situazione complessivamente allarmante. E invece (con l’esclusiva sollecitudine del Pontefice) in sei mesi, quasi seicento decessi sono stati censiti nel Mediterraneo, sempre più “bara d’acqua” e olocausto sofferente di una globalizzazione che mette in secondo piano le fragilità e le debolezze di intere fasce della popolazione mondiale”. Da qui l’auspicio di un “rafforzamento immediato dei corridoi umanitari in tempo di pandemia. Mai come adesso è indispensabile controllare i flussi migratori sia per scongiurare nuove tragedie del mare sia per garantire controlli sanitari adeguati su chi sbarca in Italia, quindi in Europa: a farsene carico, per ragioni di ordine umanitario e di salute pubblica, devono essere le autorità sanitarie nazionali e sovranazionali perché nessuno sa davvero quali siano le condizioni della pandemia nelle terre di origine e di transito dei flussi. Per non trovarsi a dover gestire focolai nei centri di accoglienza occorre monitorare e indirizzare attraverso i corridoi umanitari numeri, cioè persone, gestibili dalla rete italiana ed europea di accoglienza“. Non farlo, secondo don Buonaiuto, equivale a “rendersi complici della strage di innocenti, come la neonata ritrovata senza vita dopo un naufragio, indosso una tenera tutina con un orsacchiotto. Fino a quando lasceremo che le acque restituiscano alla nostra cattiva coscienza l’orrore che fingiamo di non vedere?“.

Il nodo dei Dl Sicurezza

La regolamentazione dei flussi migratori resta un tema di scottante attualità. Si succedono gli incontri per cercare di arrivare nella maggioranza ad una sintesi tutt’altro che semplice sulle modifiche ai decreti sicurezza. Nel confronto sul testo presentato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, il capo politico del Movimento 5 Stelle e viceministro dell’Interno Vito Crimi respinge le richieste di Pd, Leu e Iv di smantellare i provvedimenti-bandiera firmati da Matteo Salvini.  Intanto, continuano ad intensificarsi le partenze dalle coste africane. La posizione dei Cinquestelle (che governavano insieme alla Lega all’epoca dei decreti) non è cambiata: si può intervenire solo sulle parti del testo oggetto dei rilievi del capo dello Stato, Sergio Mattarella. E cioè, riducendo le megamulte fino ad un milione di euro per le navi che soccorrono migranti (ripristinando quelle fino a 50 mila euro), annullando la confisca dell’imbarcazione ed intervenendo sulla causa di non punibilità per la “particolare tenuità del fatto” alle ipotesi di resistenza, oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ripristinando la discrezionalità del magistrato.Un approccio “minimal” che non accontenta Pd, Leu ed Iv. Il viceministro dell’Interno dem Matteo Mauri lo dice chiaro: “Non basta accogliere i rilievi del Capo dello Stato. Noi lavoriamo per azzerare gli effetti negativi dei decreti Salvini che, eliminando la protezione umanitaria, hanno prodotto 30 mila irregolari in più. È venuto il momento  di fare i veri decreti sicurezza. Quelli che servono all’Italia e non alla propaganda di qualcuno”. Posizione condivisa dall’esponente di Leu, Federico Fornaro: “I rilievi di Mattarella rappresentano un utile punto di partenza e non certo un punto di arrivo per una loro riscrittura. Deve essere infatti smontato l’impianto ideologico e propagandistico voluto dall’ex ministro”. La ministra Lamorgese, come già per la regolarizzazione poche settimane fa, cerca una mediazione proponendo un testo che mira a tenere conto delle diverse posizioni in campo e che prevede, tra l’altro, oltre all’intervento sui punti segnalati da Mattarella, l’ampliamento dei permessi speciali (senza reintrodurre la protezione umanitaria cassata da Salvini) a chi ha gravi problemi psichiatrici, malattie o rischia di subire “trattamenti inumani e degradanti“; il dimezzamento dei tempi di trattenimento nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio (da 180 a 90 giorni); la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale. Per un altro punto invocato dal centro-sinistra, l’allargamento anche ai richiedenti asilo dell’accoglienza nel sistema “Siproimi”, si rimanda ad un’ulteriore legge, tenendo conto che fino alla fine dell’anno, questa possibilità è permessa. Per ora i Cinquestelle non ci stanno ma il confronto prosegue serrato per arrivare a portare un testo in Consiglio dei ministri entro giugno. Critica l’opposizione, con Salvini in testa. Cancellare i decreti, sostiene, è “un altro schiaffo a danno degli italiani, a partire da sindaci e forze dell’ordine. Festeggiano i delinquenti come mafiosi e scafisti. Il governo annuncia di voler calare le braghe e subito si moltiplicano le partenze: centinaia  di clandestini salpati verso l’Italia negli ultimi giorni”. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ricorda che i dl sono stati approvati dal governo Conte 1. “Il premier, sempre lo stesso, – osserva – ha evidentemente cambiato idea: lo scorso anno firmava quei provvedimenti, adesso li disconosce. E’ surreale”. Non si arrestano, intanto, le partenze verso le coste italiane. La Sea Watch 3 continua a soccorrere migranti su imbarcazioni in difficoltà. E a Lampedusa proseguono i microsbarchi autonomi di migranti.

Exsul familia

La Santa Sede partecipa la dibattito pubblico sui flussi migratori anche attraverso “La famiglia esule. Attualità del magistero sui migranti”, volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana che ripropone in lingua italiana il testo latino della prima parte della costituzione apostolica Exsul familia di Pio XII sulla cura degli emigranti. Il documento, che dimostra come il magistero sui migranti di Francesco sia pienamente inserito nel solco della tradizione millenaria della Chiesa in tema di accoglienza e protezione della popolazione in movimento, è aperto da due saggi di approfondimento, curati da padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e dallo storico Andrea Ricciardi. Exsul familia vede la luce il 1° agosto 1952, pochi anni dopo la Seconda Guerra mondiale. E espressione del principio di accoglienza e di cura che la Chiesa, lungo tutta la sua storia, fedele alle parole di Gesù “ero forestiero e mi avete ospitato”, non ha mai mancato di predicare e testimoniare di fronte agli sfollati, ai rifugiati e agli stranieri. “La costituzione apostolica di Pio XII – osserva padre Baggio- può essere definita come la Magna Charta della pastorale migratoria”. E’ il primo documento ufficiale della Santa Sede che affronta in modo globale e sistematico, l’assistenza spirituale ai migranti. E’ un testo di grande attualità che trova espressione negli insegnamenti di papa Francesco. La rilevanza storica, canonica e pastorale dell’Exsul familia viene tratteggiata da Riccardi che ne ripercorre la genesi, approfondendo alcuni aspetti della figura di papa Pacelli rispetto all’emigrazione; allo stesso tempo, ripercorre anche dei temi del suo magistero durante (e dopo) la Seconda Guerra mondiale. Evidenzia, infatti, come sia significativo che Pio XII “senta il bisogno di una lunga memoria storica del coinvolgimento del papato e della Chiesa in queste vicende”. 

Pandemia

La rotta balcanica e quelle del Mediterraneo sono più forti dei confini blindati dalla pandemia.  Lunedì pomeriggio il cardinale Angelo Bagnasco, amministratore apostolico della diocesi di Genova, ha presieduto una veglia di preghiera per ricordare le oltre 40 mila persone morte negli ultimi anni durante i viaggi della speranza nelle rotte verso l’Europa. L’incontro, intitolato “Morire di Speranza”,  si è tenuto alla basilica della Ss. Annunziata del Vastato ed è stato organizzato dall’Ufficio diocesano Migrantes, dalla Fondazione Auxilium, dal Ceis Genova e dalla Comunità di Sant’Egidio. Sono state ricordate le 40.900 persone morte, dal 1990 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. La veglia di preghiera per gli invisibili inghiottiti dall’olocausto nel Mediterraneo è stato l’ultimo atto pubblico del cardinale Angelo Bagnasco prima della messa di saluto alla diocesi.

Appello

Un appello a “commemorare le persone che hanno perso la vita mentre si recavano in Europa” è stato rivolto ai cristiani del Vecchio continente dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec) e dalla Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme)  “Siamo profondamente rattristati e disturbati dal fatto che la via della croce, della sofferenza, della disperazione e della morte, continua per migliaia di nostri fratelli e sorelle alle frontiere esterne dell’Unione europea”, dichiarano i firmatari dell’appello, il segretario generale della Cec, Jørgen Skov Sørensen, e il segretario generale della Ccme, Torsten Moritz. “Le tragedie nella regione del Mediterraneo purtroppo continuano – ribadiscono i due leader cristiani, ricordando che secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) sono state registrate quasi 1.300 persone che hanno perso la vita nel 2019, e durante i primi tre mesi del 2020 sono state segnalate oltre 200 vittime”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.