Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

Interris.it ha intervistato Davide Griffo, operatore della Gratis Accepistis della Caritas di Aversa, in prima linea nell'opera di carità verso i più bisognosi

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inclusione

Nel centro storico della città di Aversa, da otto anni, donne e uomini senza fissa dimora ricevono gratuitamente ascolto, ospitalità e conforto nella Casa Gratis Accepistis – nome derivato dal motto evangelico “gratis accepistis, gratis date” (Mt 10,8), che in italiano si traduce con “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” attraverso quelli che Papa Francesco definisce i nuovi processi, al fine di offrire un processo di inclusione diverso e più completo. Interris.it, in merito a questa esperienza, ha intervistato Davide Griffo operatore della Caritas da nove anni, da sempre in prima linea nell’opera di carità nei confronti dei più bisognosi.

L’intervista

Come nasce e che obiettivi si pone la Gratis Accepistis?

“La Gratis Accepistis nasce per una necessità, quella di dare non un dormitorio ai senza fissa dimora, ma un luogo dove poter ritrovare loro stessi. È venuta alla luce circa dieci anni fa con l’accoglienza, nella notte di Natale, del primo ospite che era stato segnalato nel parco di Aversa. Don Carmelo era arrivato qui da poco, ed in qualità di direttore della Caritas, dovette rispondere, per piacere e per onore, nel suo ruolo a questa richiesta, la quale sembrava quasi una richiesta venuta dall’Alto – proprio il giorno di Natale – di un senza fissa dimora che chiedeva ospitalità. A partire da ciò, con l’aiuto dei volontari, lì si è attivato questo percorso in cui si offre, non solo un posto letto, ma la possibilità di sentirsi nuovamente in famiglia. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a intessere relazioni con chi si trova in difficoltà alloggiativa e conseguentemente ricreare le reti familiari e non solo”.

Quali sono le azioni che attuate e gli aiuti che date a coloro che si rivolgono alla Gratis Accepistis?

“La prima opera ricettiva per quanto riguarda la povertà è la mensa diocesana che accoglie ogni giorno più di cento persone, ed è il primo servizio che funge da antenna per cercare gli altri bisogni. Quindi, all’interno della mensa, si può trovare una persona che ha problemi alloggiativi e si reca da noi per un pasto caldo e per scaldarsi un po’, chi ha bisogno di una doccia, chi necessita di ascolto oppure chi ha distrutto la propria unità familiare sia per problemi sociali che per dipendenze. A partire da questo noi riusciamo ad avere un primo identikit di chi si affaccia a quella porta, di conseguenza si viene indirizzati al centro di ascolto diocesano, formato da professionisti, quali ad esempio assistenti sociali, psicologi e psichiatri che offrono il loro tempo e da volontari adeguatamente formati, i quali conoscono la realtà diocesana da tanti anni. Oltre a ciò, c’è l’ambulatorio medico per offrire aiuto a stranieri che non sanno come muoversi ed agli italiani che non riescono ad essere adeguatamente indirizzati, spesso si acquistano farmaci e si prenotano visite. In seguito, ragioniamo sull’alfabetizzazione per gli stranieri con uno specifico corso a cui viene affiancato il doposcuola, al fine di facilitare i ragazzi stranieri nel conoscere e comprendere la base della lingua, nonché i ragazzini più piccoli – i quali purtroppo non hanno la possibilità di permettersi il doposcuola oppure gli stranieri che vanno a scuola ma hanno bisogno di rafforzare la padronanza della lingua italiana – vengono accolti all’interno della nostra Caritas al pomeriggio. Oltre a questi servizi c’è l’Opera San Leonardo e la consegna delle derrate alimentari, tra cui anche ucraine, per la guerra che sta avvenendo e per la paura di non poter riuscire ad avere viveri per i propri parenti; quindi, cercano di racimolarne il più possibile al fine di poterlo mandare a casa. Questa è una risposta che diamo ogni settimana e ci aggiriamo in torno alle 300/400 spese o comunque derrate alimentari per le famiglie, la mensa invece distribuisce all’incirca 100 pasti al giorno e di conseguenza è una boccata di ossigeno per quelle che sono delle situazioni di povertà molto grave”.

Quali sono i vostri auspici in materia di contrasto alla povertà ed alle situazioni di grave marginalità?

“Questo processo è già in corso, in quanto pensavamo già in passato, come fare ad attuare nuove strade ed aprire nuovi corridoi per poter poi avere dei programmi precisi al fine di poter prendere in carico, in modo ancor più effettivo e pratico, le persone in stato di bisogno. Ci siamo abbracciati con quelli che sono gli altri servizi territoriali; quindi, il Sert – con il quale è nato uno specifico protocollo di intesa – ed anche con il garante delle carceri che ha dato la possibilità a dei detenuti di poter vivere un progetto di casa-lavoro. Oltre a questo, si è attivato un progetto con il comune, denominato “Un tetto per tutti” il quale va ad incentivare il servizio di navetta che il nostro pulmino Caritas svolge quasi ogni sera nelle strade delle città. Ciò permette di vigilare su quelle che sono le povertà di bassa soglia e andare incontro a quelle che sono le necessità emerse”.

 

 

 

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