Giada e Matteo: “La nostra missione in Irlanda? Essere famiglia”

Intervista di Interris.it a una coppia di sposi della Comunità Papa Giovanni XXIII che ha scelto di mettersi in gioco sotto il cielo d'Irlanda

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“Un bel segno di Dio che vuole ricostruire la comunità e la Chiesa irlandese attraverso persone più fragili”. Così il vescovo di Waterford e Lismore Alphonsus Cullinan ha descritto la famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII che dal 14 dicembre 2019 sono in missione in Irlanda.

La famiglia di Giada e Matteo

Giada Poluzzi e Matteo Mazzetti, entrambi bolognesi, si conoscono durante un campo estivo organizzato dalla loro parrocchia per portare in vacanza ragazzi con disabilità. Nel 2002 si fidanzano e dopo due anni si sposano. Scoprono di non poter avere figli e, nonostante un periodo molto doloroso, non rinunciano al oro sogno di diventare genitori. Vengono a conoscenza della presenza di un bimbo con la sindrome di Down abbandonato in un ospedale a Roma. Dopo la richiesta al Tribunale, il 13 gennaio 2009 aprono le porte del loro cuore e della loro casa a Filippo, un frugoletto di 3 mesi e mezzo. Dopo un’esperienza di missione in Zambia, tornano in Italia perché il loro bambino aveva bisogno di un intervento al cuore. Tramite il sito “Amici dei Bambini” scoprono che in una comunità per minori viveva un bimbo di due anni che aveva avuto un’emorragia cerebrale a pochi mesi dalla nascita: nel 2016 Paolo arriva nella loro famiglia.

La disponibilità a partire per l’Irlanda e l’arrivo di Anna

La vocazione di Giada e Matteo li spinge ad essere sempre in movimento e mettersi in gioco: è così che danno la loro disponibilità per partire come missionari in Irlanda. Pochi mesi prima di partire per la nuova destinazione, una coppia di amici li informa di una bambina con sindrome di Down che era in attesa di avere una famiglia. Ancora una volta, non si tirano indietro e dicono nuovamente il loro sì: la loro famiglia si arricchisce di una bella bambina di nome Anna.

Un segno in Irlanda

“Già il viaggio è stata una missione – racconta Giada a Interris.it -. Siamo partiti da Rimini con il nostro furgone. Abbiamo attraversato l’Italia e la Francia da dove abbiamo preso il traghetto per l’Irlanda. Un viaggio intenso e lungo. Siamo arrivati a Waterford, nel sud-est dell’isola, una cittadina che ha le dimensioni giuste per la famiglia. La Comunità ci ha inviato qua con la missione di essere una famiglia. Matteo lavora come caregiver con gli anziani, io mi occupo della casa e dei bambini“. Sono arrivati in Irlanda poco tempo dopo che nell’isola era stato legalizzato l’aborto. “Il vescovo ci ha sempre detto: ‘Ho pregato il Signore per avere un segno rispetto a questo referendum e siete arrivati voi con la preziosa vita dei vostri figli‘. Lo ha colpito molto questa caratteristica dell’Apg23 di proteggere le vite fragili”.

L’incontro con la natura e la scelta di essere una famiglia sostenibile

Giada e Matteo, inoltre, hanno raccontato di aver subito amato l’Irlanda. Ed è stato amore a prima vista anche per i loro figli. Paese che però non ha grande varietà di prodotti locali, tutto viene importato dal resto d’Europa. Nell’anno dedicato alla Laudato sì la coppia ha scelto di essere “sostenibile” e ha dato vita a un orto nel giardino della loro casa. “I prodotti locali ci sono per molto poco tempo e si trova pochissima varietà – spiega Giada -. Abbiamo trasformato il nostro prato all’inglese in qualcosa di rigenerativo, per la terra e per noi. E’ un progetto work in progress, abbiamo fatto anche diversi tentativi per capire quali piante crescono meglio. Vorremmo che non fosse un ‘orto solitario’, ci piacerebbe coinvolgere anche altre persone del quartiere e magari ragazzi con difficoltà”. Il loro obiettivo è quello di essere sempre di più auto sostenibili, anche dal punto di vista alimentare, soprattutto per quel che riguarda i vegetali. “Ci piacerebbe diventare contagiosi in questo, a partire dai nostri vicini e poi, chissà, anche con la città”.

La scelta di essere vegetariani

Giada e Matteo hanno scelto di essere vegetariani. Una consapevolezza che è maturata in loro quando si trovavano in Zambia e hanno potuto vedere con i loro occhi persone che soffrivano la fame. “Lì la carne era veramente un prodotto di lusso – spiegano -. Un piccolo atto di giustizia che potevamo fare era quello di rinunciare noi alla carne, anche se possiamo comprarla. Io e Matteo, che siamo adulti e in buona salute, abbiamo scelto liberamente di non mangiarla, almeno fino a che non saremo in grado di produrre noi stessi carne, uova o latte allevando degli animali nostri”.

Una Chiesa in ripartenza

Quella dell’Irlanda è una Chiesa che sta piano piano ripartendo. “Qua ci sono state ferite profonde – spiega Matteo -. E’ anche per questo che quando il Papa è venuto in occasione della giornata mondiale delle famiglie, oltre al suo discorso, ha voluto anche chiedere perdono. Il nostro vescovo crede fermamente che il punto da cui ripartire sia la famiglia – ha aggiunto – per noi l’essere parte della nostra parrocchia, andare a messa, è importante e procede a piccoli passi, tutto è stato rallentato dalla pandemia”.

Il senso della missione

Ma cosa vuol dire essere missionario in un Paese straniero? “Per noi è soddisfare il nostro bisogno di rimanere sempre ‘leggeri‘. Il Signore ci ha sempre guidato – spiegano Matteo e Giada -. All’interno dell’Apg23 ognuno ha la sua chiamata specifica, la nostra è la missione. Se avessimo la possibilità di tornare indietro non cambieremo nulla delle scelte fatte. Quello che abbiamo fatto sentiamo che è opera del Signore. Ogni trasloco ci ha dato la possibilità di scrollarci di dosso il superfluo. Siamo felici della nostra vita“.

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