Don Morelli (Caritas Pisa): “Oltre i beni essenziali con la cultura e il gioco”

L’intervista di Interris.it al direttore della Caritas diocesana di Pisa don Emanuele Morelli sulle iniziative "Libro Sospeso" e "Giocattolo sospeso"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04
Per gentile concessione di don Emanuele Morelli

In questi giorni il salone dell’arcivescovado di Pisa si va riempiendo di giocattoli e libri, in attesa del Natale. Arrivano da quei negozi dove chi vuole può, quando ne compra uno, acquistarne un altro che andrà in dono ai bambini e ai ragazzi delle famiglie bisognose seguite dalla Caritas diocesana della città toscana. Anche chi non può permettersi queste spese non può esserne lasciato senza, abbandonato in una dimensione esistenziale priva di cultura e gioco, del piacere educativo della lettura e della libertà e della leggerezza del divertimento ludico. Farsi prossimo a chi è in una situazione d’indigenza è andare anche oltre l’aiuto nel colmare una mancanza o un’esigenza essenziale, materiale. E nell’ultimo anno e mezzo abbondante segnato dalla crisi sanitaria, economica e sociale scatenata dalla pandemia di Coronavirus, nel mondo le persone che sono finite in condizioni di povertà estrema sono passate da 119 milioni a 124, secondo il Rapporto delle Nazioni unite sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2021. In Italia si registra un milione di nuovi poveri rispetto al periodo pre-pandemia, in totale 5,6 milioni, scrive il Rapporto 2021 su povertà ed esclusione sociale in Italia “Oltre l’ostacolo” di Caritas Italia. E le disuguaglianze, come sempre, sono ancora più spietate con chi è più debole e vulnerabile: 1,3 milioni di minori, nel nostro Paese, non ha l’indispensabile per condurre una vita dignitosa. Con la conseguenza di un “ritardo” sociale dovuto alla povertà educativa e alla perdita dell’elemento fondamentale del gioco. Per donare a questi giovani e giovanissimi la possibilità di alzare nuovamente, o per la prima volta, lo sguardo verso il futuro e insieme restituirgli quello che più attiene al loro sviluppo psicofisico e alla loro crescita, la Caritas diocesana di Pisa ha lanciato a inizio dicembre due iniziative, “Libro Sospeso” (bis dell’edizione 2020) e “Giocattolo Sospeso”. Perché “per chi è credente le cose si possono moltiplicare solo se si condividono”, spiega a Interris.it don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana locale.

Per gentile concessione di don Emanuele Morelli

Le ceste dei doni

Donare è facile. In ogni negozio che aderisce all’iniziativa, chi intende regalare un libro o un gioco dopo averlo acquistato lo depone nelle ceste adibite alla raccolta, poi saranno i volontari a ritirare i doni e a consegnarli attraverso la rete della Caritas diocesana pisana alle famiglie seguite. Nel 2020 quattro librerie hanno aderito a “Libro Sospeso” e 475 minori di 276 famiglie hanno ricevuto in dono un volume. Mentre per il Natale 2021 partecipano 16 librerie, fino a Cascina e Pontedera, e cinque negozi di giocattoli del centro cittadino. “L’anno scorso ci sono stati dei bambini che, quando hanno scartato il pacco trovando un libro invece di un gioco, hanno storto un po’ la bocca”, racconta don Morelli, “ma i nostri volontari ci hanno raccontato la sorpresa e lo stupore negli occhi dei bambini e delle bambine”. Questi nuclei famigliari, continua il don, per coprire le spese essenziali non possono nemmeno comprare dei giocattoli. Siccome anche la solidarietà, l’altruismo e la generosità possono essere contagiosi, “un mese fa siamo stati cercati da un negozio che si è offerto per lo stesso tipo di iniziativa, stavolta con i giocattoli”. E a quel primo se ne sono aggiunti altri quattro, in una rete che coinvolge il centro cittadino di Pisa.

Per gentile concessione di don Emanuele Morelli

Nascita di un’idea

Un anno fa “Libro sospeso” è nato dalla proposta di una volontaria Caritas amante della lettura, un’idea che risponde a un’esigenza importante a cui serve una risposta non ordinaria. “Le famiglie che si rivolgono a noi ci chiedono dei beni essenziali”, spiega don Emanuele, “mentre i bambini hanno altro bisogni. Queste famiglie spesso non si possono permettere di visitare delle mostre, per fare un esempio, così noi cerchiamo anche di andare oltre i beni materiali secondo una cifra differente, quella della cultura”. Una novità aggiunta quest’anno al dono del libro è la possibilità, per il donatore, di scrivere su un segnalibro un pensiero rivolto al bambino che lo riceverà, “per fargli arrivare il messaggio che non è solo”. Ad assumersi il compito di raccogliere i ‘sospesi’ e del “confezionamento dei regali e della consegna, tutto in modo molto semplice ed informale”, sono stati i volontari della Caritas diocesana, ribattezzati per l’occasione “riders della solidarietà”, ricorda il sacerdote.

Per gentile concessione di don Emanuele Morelli

Sguardo al futuro

Per l’iniziativa si richiedono testi per tutte le età, dai 0 fino ai 18 anni, senza limitarsi alla sola narrativa per ragazzi. “Cerchiamo un abbinamento tra l’oggetto e la persona che può riceverlo”, illustra ancora il sacerdote, “per esempio un libro impegnativo come i Sonetti di William Shakespeare può andare per un giovane liceale. Il nostro è anche un invito ad accogliere una dimensione altra rispetto alla sussistenza, alzare lo sguardo per darsi un futuro”. La pandemia, continua don Morelli, ha riportato tutti a logiche essenziali, ma il volontariato deve “cogliere la ‘provocazione’ della complessità dei bisogni e vedere cosa c’è dietro la domanda di aiuto a sopravvivere. Specialmente quando ci viene dai più piccoli, dato che abbiamo toccato con mano la povertà educativa, soprattutto nel periodo della didattica a distanza”.

Rimettere al centro la leggerezza

Unire al “Libro Sospeso” anche l’iniziativa “Giocattolo Sospeso” è un modo, continua don Morelli, per restituire “il gioco, un elemento fondamentale” di cui purtroppo i bambini nelle famiglie impoverite sono privati, come i loro genitori lo sono del lavoro. “La dimensione ludica dell’esistenza è una cosa che dovremo re-imparare anche da adulti”. Da qui la scelta della Caritas di Pisa di farsi prossima alle famiglie segnate dal bisogno “con un segno che rimette al centro l’importanza della leggerezza nella vita di tutti”.

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