Disabilità e mobilità: ecco perché serve una scelta sinergica e di civiltà

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Vi è una forma di mobilità molto importante che non costituisce solamente un indicatore di crescita economica, ma anche e soprattutto un indicatore di maggiore civiltà e sensibilità, ossia la mobilità delle persone con disabilità, in Italia la trattazione di questo tema ha radici lontane, più precisamente nel 1965 quando per la prima volta alla cosiddetta Conferenza internazionale di Stresa le principali associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità parlarono accuratamente del tema della mobilità correlato all’abbattimento delle barriere architettoniche, in questa cornice per la prima volta sì parlo delle difficoltà che le persone con disabilità incontravano nella fruizione dell’ambiente e degli spazi urbani e, per la prima volta, si svolse una pregevole opera di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni competenti per far sì che avvenissero delle modifiche nella progettazione architettonica delle città tenendo conto delle esigenze e del diritto alla mobilità delle persone con disabilità.

Venendo all’epoca contemporanea la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia con la legge numero 18 del 3 marzo 2009 all’articolo 20 sancisce il diritto alla mobilità personale delle persone con disabilità ed in particolare recita: “Gli Stati Parti devono prendere misure efficaci ad assicurare alle persone con disabilità la mobilità personale con la maggiore indipendenza possibile”.

Diritto alla mobilità

Compiuto questo breve excursus normativo e storico riguardo al diritto alla mobilità delle persone con disabilità, è importante sottolineare che questo argomento, in questa delicata fase connotata dal emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del virus denominato Covid-19, assume una valenza ancora più importante, in quanto, con il distanziamento sociale che bisogna mantenere ai fini del contenimento del contagio per le persone con fragilità risulta ancora più difficile spostarsi e trovare un accompagnatore che possa coadiuvare le stesse. Quindi è importante che le istituzioni preposte attuino con celerità ed in sinergia con le associazioni che rappresentano le persone con disabilità un abbattimento delle barriere architettoniche e contestualmente, si attivino per potenziare e rendere fruibili i mezzi pubblici incrementando la possibilità di fruizione degli stessi correlata all’adeguata possibilità di mantenere il distanziamento sociale al fine di garantire il diritto alla mobilità e alla salute delle persone con disabilità e fragilità.

Agire in sinergia

In ultima istanza è utile ricordare che il diritto alla mobilità delle persone con disabilità deve costruire un imperativo morale irrinunciabile per ogni politica di incremento della spesa pubblica riguardante la cosiddetta mobilità sostenibile, in quanto, se una persona con disabilità non può muoversi in autonomia inevitabilmente dovrà coinvolgere il proprio nucleo familiare e le istituzioni vedendo pregiudicato il proprio diritto all’indipendenza, a tal proposito è fondamentale che le istituzioni nazionali ed europee agiscano in sinergia per garantire il diritto alla mobilità come fu fatto con l’istituzione dei cosiddetti contrassegni blu per la sosta delle persone con disabilità che costituirono un primo passo verso il diritto alla mobilità universale dei cittadini con disabilità, questo fu un primo passo ma non è sufficiente e per questo è necessario perseverare in quella direzione affinché venga garantito il diritto alla mobilità in totale autonomia a tutti i cittadini con fragilità, questo rappresenta una forma di libertà fondamentale e irrinunciabile, in merito a ciò vi è una bellissima frase di Nelson Mandela che sintetizza perfettamente lo spirito che dovrà connotare ogni politica volta a garantire il diritto universale alla mobilità: “Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un mondo che rispetta e valorizza la libertà altrui”.

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