Il Covid-19 all’attacco del ceto medio

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La crisi economica scaturita dalla pandemia da Covid-19 non ha colpito solo le persone più povere ma ha intaccato con notevole durezza anche quello che viene definito ceto medio.

Tanto premesso – la Caritas Ambrosiana in un recente intervento del direttore Luciano Gualzetti, il quale è anche presidente della Fondazione San Bernardino Onlus che si occupa di assistere e sostenere chiunque versi in stato di bisogno, con particolare riguardo alle situazioni di indebitamento per prevenire il fenomeno dell’usura – ha sottolineato che, per far fronte alla grave crisi economica, è necessario estendere fino al prossimo 31 dicembre lo stop alle aste immobiliari per i cittadini che non sono in grado di restituire i prestiti alle banche su prime case, laboratori e negozi che era prevista dal decreto Cura Italia ma, allo stato attuale, non è stata prorogata; ciò potrebbe causare la perdita per 90 mila famiglie – 20 mila delle quali in Lombardia – della propria casa e delle proprie attività economiche, quali ad esempio negozi e laboratori che spesse volte vengono messe all’asta da società a cui le banche hanno ceduto i crediti deteriorati e che hanno il domicilio nei cosiddetti paradisi fiscali ed i loro guadagni finiscono esentasse fuori dall’Italia e questa – come giustamente fa notare con lungimiranza la Caritas Ambrosiana – è una situazione inaccettabile, tanto più in un momento di grave difficoltà come questo.

In seconda istanza – considerata la rinnovata virulenza dell’epidemia da Covid-19 e delle sempre maggiori sofferenze finanziarie delle famiglie correlate alla stessa – le norme finora approvate o prorogate dal governo, quali ad esempio lo stop alle alle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre e la notifica delle stesse fino al 2021 ma, contestualmente ad esse, sarebbe necessario introdurre una riforma del dispositivo di legge in materia utile a velocizzare le procedure di esdebitazione per le famiglie incapienti.

Successivamente – la  Caritas Ambrosiana sottolinea che – la sopracitata riforma renderebbe più facile a privati e consumatori negoziare con i creditori piani rientro per cancellare il debito, come peraltro prevede il Codice della Crisi che entrerà in vigore alla fine del 2021.

In ultima istanza è doveroso sottolineare che – come ricorda il direttore Gualzetti – le sopracitate leggi sono norme di civiltà già previste da molti altri Paesi europei.

Quindi, alla luce di ciò, è un imperativo morale convertire in legge un decreto che si pone come obiettivo quello di aiutare le famiglie indebitate in questo difficile contesto storico, sociale ed economico.

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